2 errori comuni nella teologia degli ultimi decenni / Two common mistakes in Theology in the last few decades (ita-eng) – Mons. Antonio Livi

Si tratta di due errori di metodo, importanti perché sono di ostacolo alla funzione ecclesiale della teologia, che per sua natura è al servizio di una maggiore comprensione e di una migliore pratica del Vangelo, ossia della fede cattolica. In qualsiasi sapere che ambisca avere la dignità e lo spessore di una vera scienza, il metodo è tutto. Per questo anche la teologia – che ha senso solo come “scienza della fede” – fallisce il suo scopo quando non rispetta le norme che le derivano dal suo specifico statuto epistemologico.

1) Il primo e il più esiziale degli errori che abitualmente commettono oggi i teologi è di praticare la ricerca teologica, non entro i suoi limiti propri, ossia come interpretazione razionale del dogma, ma come rielaborazione o riforma del dogma, il che significa che essi presumono di poter stabilire autonomamente, in base ai propri criteri umani, quali siano i contenuti della fede che salva, ossia le verità da credere per essere veri discepoli di Cristo. Conseguenza di questo primo errore è che tante tesi “innovative” che sono state proposte dai teologi nelle diverse materie teologiche (Dio Uno e Trino, la Trinità, la cristologia, la grazia, l’ecclesiologia, l’escatologia, la morale, i sacramenti) risultano prive di fondamento e non possono essere in alcun modo giustificate come derivanti dalla divina rivelazione.

2) All’origine di questo primo errore metodologico ce n’è un altro: la presunzione (tipicamente gnostica) di aver ricavato dagli studi teologici una fede più “matura” e “moderna”. La presunzione intellettualistica porta questi teologi a disprezzare la fede dei “semplici”, che essi identificano con i cristiani che si accontentano della dottrina cattolica, interpretata alla luce del senso comune e in base alla Tradizione. Essi invece si credono particolarmente “illuminati” e si dicono “profeti” autorizzati a parlare in nome di Dio, in quanto guidati direttamente dallo “Spirito di verità”. Questa irragionevole presunzione porta a ignorare sistematicamente il “nucleo dogmatico” della fede cattolica, così come è da sempre custodito e annunciato dagli Apostoli e dai loro successori, che sono i Vescovi in comunione con il Papa. Solo a loro Cristo ha assicurato il carisma dell’infallibilitas in docendo, requisito soprannaturale che assicura alla Chiesa la possibilità di essere in ogni luogo e in ogni tempo «sacramento universale di salvezza».


They are two method mistakes, and important ones because they are obstacles to the ecclesial function of theology, which, because of its nature, is at the service of a better understanding and practising of the Gospel, that is, Catholic faith. For every knowledge, which wants to have the dignity and the depth of a real science, the method is everything. Because of this, also theology – which finds its meaning only as “science of the faith” – does not reach its goal when it does not respect the rules, that it received from its specific epistemological status.

1) The first and most fatal one among today common mistakes of theologians is practising the theological research not within its limits, that is, as a rational interpretation of the dogma, but as dogma’s re-elaboration and reform, and which means that they presume to be able to establish independently, on the basis of their human criteria, which are the saving faith meanings, that are the truths that we have to believe to be real disciples of Christ. The consequence of this first mistake is that many “innovative” theses proposed by theologians in the different theological subjects (One and Triune God, Trinity, Christology, the grace, ecclesiology, eschatology, morality, sacraments) are mistaken and cannot be justified at all as coming from the divine revelation.

2) At the origin of this first method mistake there is another one: the (typically gnostic) presumption to have found in the theological studies a more “mature” and “modern” faith. The intellectual presumption brings these theologians to ignore the faith of “simple people”, who they identify with Christians who are satisfied by the Catholic doctrine interpreted following the common sense and on the base of Tradition. On the contrary they believe themselves to be particularly “enlightened” and call themselves “prophets” authorized to talk in the name of God, because they are guided directly by the “Spirit of truth”. This unreasonable presumption brings them to ignore systematically the “dogmatic core” of the Catholic faith, as it has been preserved and announced by the Apostles and their successors, the Bishops together with the Pope. Christ gave only to them the charisma of infallibilitas in docendo, super natural requirement which gives to the Church the possibility to be a “universal sacrament of salvation” in every place and in every moment.

(Translation by Marina Madeddu)