Cina e dintorni (ita) – M° Aurelio Porfiri

Quando ieri si commentava con un esperto di cose vaticane la convocazione dei giornalisti accreditati per le ore 12 in sala stampa vaticana, si era preso a fare ipotesi sul quale sarebbe stato l’oggetto di questa convocazione, pensando a sviluppi nella situazione dei rapporti con il governo cinese. In realtà si trattava dell’incontro con il Patriarca ortodosso, notizia senz’altro molto importante e che si spera avrà ripercussioni nei rapporti che intratteniamo con quel mondo e anche con la Russia.

Io quando sento parlare di possibili accordi con la Cina sono sempre prudente e questo per un motivo ben preciso: ho avuto a che fare con quel mondo per molti anni e a molti livelli, ci ho vissuto per 7 anni, per motivi familiari sono legato a quel mondo e se c’è una cosa che ho imparato sui cinesi, una cosa che certamente potrei affermare senza tema di smentita è che sono un mondo a parte, sono diversi. Diversi non significa migliori o peggiori, significa che la loro visione del mondo è sostanzialmente diversa dalla nostra e le loro aspettative e i loro obiettivi sostanzialmente divergono dai nostri.

C’è anche da dire che la Cina è un mondo complesso e attualmente il governo in carica ha un solo e importante obiettivo: quello di mantenere la stabilità in un paese che tende invece all’instabilità. Le vicende del secolo passato hanno lentamente eroso l’anima del popolo cinese che ora si muove alla ricerca di una identità che spesso trova nelle mode consumistiche occidentali. Fare un accordo con la leadership cinese vuol dire capire che le intenzioni dietro l’accordo possono divergere in maniera importante, se non sostanziale. Per il Vaticano vorrebbe dire poter raggiungere tutti quei fedeli che in Cina professano la fede cattolica, mentre per il governo cinese, governo che si professa ateo e che per questo non ha nessuna priorità di tipo religioso (religioni che vengono anzi scoraggiate) vorrebbe dire continuare a mantenere il controllo e fare una bella figura su un palcoscenico internazionale.

Una intervista su Vatican Insider al vescovo clandestino Julius Jia Zhiguo (Valente, 2016) è in questo senso rivelatrice ed andrebbe letta con attenzione evitando di interpretarla con gli occhiali di chi parteggia per una parte o per l’altra.  Il vescovo ad un certo punto risponde ad alcune domande dell’esperto giornalista:

Che impressione ha dei funzionari che si occupano di lei?  

«Loro con me non sanno cosa fare. Mi parlano di questa indipendenza e autonomia da Roma. Allora io dico loro che non è possibile, perché io sono un vescovo cattolico, ed essere in comunione piena con il Vescovo di Roma fa parte della fede cattolica. Ma loro non conoscono la natura della Chiesa, e quindi quando con semplicità dico loro queste cose rimangono spiazzati e incerti, e non sanno come prendermi». 

 

Insomma, non sanno bene di cosa si parla. 

«Proprio così. Ripetono certe formule e certi slogan che gli hanno detto di dire sull’indipendenza da Roma, dal Vaticano, ma si vede che lo fanno come un atto dovuto. Da soli certo non possono riuscire a immaginare la natura propria della Chiesa cattolica e il suo mistero. Pensano alla Chiesa come a un apparato politico. E allora incorrono in interpretazioni erronee. Io ripeto che le cose che faccio sono le cose ordinarie della nostra Chiesa, fanno parte della nostra fede, della nostra vita. “Anche se mi mettete in galera” ho ripetuto tante volte “le cose rimangono così, e io non posso farci niente”». 

 

Questo è un punto importante. In effetti, chi è vicino al mondo cinese capisce che il cattolicesimo è per loro un mondo profondamente sconosciuto, una religione straniera come la definiscono, al di fuori del contesto culturale e sociale in cui la società cinese si è sviluppata. Di questa profonda incomprensione bisognerebbe tenere conto quando si pensa di fare accordi, pensando che gli obiettivi dell’altro sono di molto divergenti dai propri. Tutti si augurano che la religione cattolica possa pacificamente esistere in Cina e un accordo, un concordato sarebbe una cosa buona in prospettiva futura. Ma al momento, essendo questa la situazione, quale sarebbe il prezzo da pagare?

 

Vedi: Joseph Zen, Aurelio Porfiri. L’Agnello e il Dragone. Dialoghi su Cina e Cristianesimo (2016 Hong Kong). Chorabooks.