Condizioni preliminari per una teologia della musica liturgica (ita) – M° Aurelio Porfiri

Chi non da molta importanza alla musica nella liturgia, non ne capisce e riconosce il profondo valore non solo musicale ed estetico, ma anche liturgico in se stesso. La musica non è nella liturgia un’aggiunta che viene dall’esterno, ma essa ne costituisce un elemento costitutivo. Questo non è solo la pia intenzione di musicisti appassionati ma è ciò che la Chiesa Cattolica stessa insegna, se prendiamo sul serio i documenti del Concilio Vaticano II, come la Sacrosanctum Concilium che al paragrafo 112 afferma: “La tradizione musicale della Chiesa costituisce un patrimonio d’inestimabile valore, che eccelle tra le altre espressioni dell’arte, specialmente per il fatto che il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria ed integrante della liturgia solenne. Il canto sacro è stato lodato sia dalla sacra Scrittura, sia dai Padri, sia dai romani Pontefici; costoro recentemente, a cominciare da S. Pio X, hanno sottolineato con insistenza il compito ministeriale della musica sacra nel culto divino. Perciò la musica sacra sarà tanto più santa quanto più strettamente sarà unita all’azione liturgica, sia dando alla preghiera un’espressione più soave e favorendo l’unanimità, sia arricchendo di maggior solennità i riti sacri. La Chiesa poi approva e ammette nel culto divino tutte le forme della vera arte, purché dotate delle qualità necessarie. Perciò il sacro Concilio, conservando le norme e le prescrizioni della disciplina e della tradizione ecclesiastica e considerando il fine della musica sacra, che è la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli, stabilisce quanto segue”. Ora, questa premessa inserita nella sezione che riguarda la musica sacra, già dice molto e i punti che vengono messi in rilievo possono essere così riassunti:

Tradizione musicale della Chiesa: patrimonio d’inestimabile valore; eccelle tra le altre espressioni dell’arte.

Questo accade perché?

Stretta unione fra canto e liturgia: parte necessaria e integrante della liturgia solenne; compito ministeriale della musica sacra nel culto divino; tanto più santa quanto più strettamente unita all’azione liturgica; lodato da Scrittura, Padri e Pontefici (menzione speciale per San Pio X).

Quale è il risultato di questa unione?

Effetti della musica sacra: da alla preghiera una espressione più soave e favorisce l’unanimità; arricchisce i riti sacri di maggiore solennità.

Quale forme di arte sono permesse nella liturgia?

Caratteristiche del canto liturgico: nessuna forma di arte è esclusa purché esse abbiano le qualità necessarie.

Qual’è il rapporto del Concilio con la tradizione precedente?

Ermeneutica della continuità: il Concilio esplicitamente conserva le prescrizioni della disciplina e della tradizione ecclesiastica.

Quale è il fine della musica sacra?

Finalità: la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli.

Ora, quando si legge che il Concilio poi stabilisce quello che seguirà, bisogna sempre ricordare che questo viene fatto avendo tutto questo detto in premessa. Quindi, prima di procedere oltre, sarà bene esaminare questi punti uno ad uno.

Leave a Reply