Cose che non sapevi della tua voce / Things that you did not know about your voice (ita-eng) – M° Antonio Juvarra

alberoLa voce è come un sistema analogico che, se convertito in digitale, ha rapporto con l’originale come lo scarabocchio di un albero, fatto da un bambino, ha rapporto con l’albero. La voce è un flusso, che le tecniche vocali meccanicistiche riescono a trasformare in una serie di blocchetti di ghiaccio… Nessun bambino riuscirebbe a imparare a parlare, se usasse l’equivalente delle tecniche vocali usate oggi per imparare a cantare.

Immagina: sei qui, ora; un flusso di idee, immagini, emozioni attraversa la tua coscienza. Il desiderio di esprimerle si autorealizza magicamente e il corpo subito ubbidisce, facendo muovere in modo sciolto ed ‘economico’ gli elementi dell’articolazione, perfettamente armonizzati e sincronizzati tra loro: lingua, labbra e mandibola.

Tutta questa magia improvvisamente svanisce, sostituita da un grottesco surrogato, a causa di una semplice idea sbagliata: pensare che le vocali debbano essere ‘corrette’ o ‘perfezionate’ perché la voce possa essere diventare una voce lirica, ‘impostata’, ‘tecnica’.

A differenza di quanto succede con i fotogrammi di un film, ilmovimento fluido ed essenziale dell’articolazione, che da sola si autorealizza, NON è la somma di singole ‘posizioni’ ideali, create meccanicamente. Questa concezione ‘statica’, che come la Medusa pietrifica e immobilizza i suoni del canto, trasforma il cantante in un imitatore, un imitatore non solo dei suoni cantati, ma del suo stesso modo di dire le parole, che non vengono più lasciate avvenire, ma vengono fatte attivamente. A questa procedura artificiale, che blocca il servomeccanismo naturale del semplice dire, il cantante darà il nome di ‘canto impostato’, ignorando in tal modo di aver messo fuori uso il sintonizzatore automatico della voce cantata.

Ciò che rendeva puro e perfettamente sintonizzato il suono della tua voce mentre parlavi e che avrebbe potuto continuare a operare magicamente anche ora che stai cantando, non è una ‘posizione’, ma un movimento: il movimento perfetto, fluido, essenziale e autogeno con cui, da sole, si cambiano le vocali.

Lo spazio di cui hai bisogno per arrotondare il suono, lo troverai da un’altra parte: nella distensione sempre più profonda e globale creata dal respiro.

Così pensarono e scrissero gli scopritori del regno del Belcanto.


The voice is like an analogical system, which, if converted into a digital one, has a relationship with the original as the sketch of a tree, made by a child, has with the tree. The voice is a stream, that where the mechanical vocal techniques transform in a series of little ice blocks… Not a child would learn to speak, if he would were to use the equivalent of the vocal techniques used today to learn to sing.

Imagine: you are here now; a stream of ideas, pictures, and emotions flows in your conscience. The will to express them magically realizes itself and your body obeys immediately, making move all the articulation’s elements move in an easy and “economic way”, perfectly harmonized and synchronized among each other: tongue, lips and mandible.

Suddenly all this magic disappears, substituted by a grotesque surrogate, because of a simple mistaken idea: thinking that the vowels have to be “corrected” and “perfected”, to make the voice become operatic, “trained”, “technical”.

In contrast with what happens with the frames of a movie, the fluent and essential movement of the articulation, which does not realized alone, is NOT the result of single ideal, mechanically created “positions”. This “static” conception, that like Medusa petrifies and immobilizes the sounds of the singing, transforms the singer into an imitator not only of singing sounds, but also of his own way to pronounce words, which are not more longer left to happen, but are created actively. The singer will call this artificial process “trained singing”, which stops the natural servo system of the simple saying, in this way ignoring to tampering with the automatic tuner of the singing voice.

The thing, which made the sound of your voice pure and perfectly tuned the sound of your voice while you talked and which could have continued to work magically also now when you are singing, is not a “position”, but a movement: a perfect, fluent, essential and autogenous movement, with which the vowels change.

You will find the space, that you need to round the sound, in another part: in the always deeper and more global relaxation created by the breath.

The discoverers of the Belcanto kingdom thought of and wrote it.

(Translation by Marina Madeddu)