Credo la Chiesa, una…(ita) – M° Aurelio Porfiri

++ UOMO SU CUPOLA SAN PIETRO ESPONE STRISCIONE ++In questi giorni, anche grazie al surriscaldamento mediatico conseguente al Sinodo della famiglia, ho avuto conferma di un fatto che del resto avevo già segnalato in precedenza: la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica è in realtà lacerata al suo interno, lacerata in modo grave. Questo non è ascrivibile a Papa Francesco e alle sue iniziative, anche perché segni di questo laceramento erano già in opera sotto Benedetto XVI e certamente la sintomatologia affonda le sue radici molto prima dell’inizio del Concilio Vaticano II. Ci sono due visioni della missione della Chiesa, che vanno dal tradizionalismo più chiuso all’apertura incondizionata al mondo. Queste visioni, che sono opposte, purtroppo non si incontrano e sono oggi entrambe battagliere. Nel mezzo, nel grande mezzo, ci sono posizioni che si intersecano, che si scontrano ed incontrano.

Ho seguito con sorpresa la polemica che coinvolge le dichiarazioni del padre domenicano Giovanni Cavalcoli a Vatican Insider. Padre Cavalcoli, a cui mi lega un rapporto di stima e collaborazione, ha dichiarato: La disciplina dei sacramenti è un potere legislativo che Cristo ha affidato alla Chiesa, affinché essa, nel corso della storia e nel variare delle circostanze, sappia amministrare i sacramenti nel modo più conveniente e più proficuo alle anime e nel contempo nel rispetto assoluto alla sostanza immutabile del sacramento, così come Cristo l’ha voluta. L’attuale disciplina che regola la pastorale e la condotta dei divorziati risposati è una legge ecclesiastica, che intende conciliare il rispetto per il sacramento del matrimonio, la cui indissolubilità è un elemento essenziale, con la possibilità di salvezza della nuova coppia. La Chiesa non può mutare la legge divina che istituisce e regola la sostanza dei sacramenti, ma può mutare le leggi da lei emanate, che riguardano la disciplina e la pastorale dei sacramenti. Dobbiamo quindi pensare che un eventuale mutamento dell’attuale regolamento sui divorziati risposati, non intaccherà affatto la dignità del sacramento del matrimonio, ma anzi sarà un provvedimento più adatto, per affrontare e risolvere le situazioni di oggi“.  Queste dichiarazioni sono state contestate duramente, anche su Facebook, ma specialmente con un articolo apparso nell’agenzia di stampa Corrispondenza Romana a firma di Corrado Gnerre (I tre marchiani errori di padre Cavalcoli):  “San Pio da Pietrelcina, grande apostolo dei nostri tempi nonché grande difensore della indissolubilità e santità della famiglia, un giorno scrisse ad un figlio spirituale: “Il premio è promesso dal divin Maestro non a chi ha ben incominciato, ma a chi persevera sino alla fine. Vi basti l’esempio di Giuda, il quale incominciò bene, continuò nel bene, ma non perseverò fino alla fine e andò perduto.” Leggo dal sito vaticaninsider.lastampa.it un’intervista rilasciata dal padre domenicano Giovanni Cavalcoli, famoso teologo che indubbiamente aveva (eccome) iniziato bene, ma che per le cose che sta dicendo da un po’ di tempo a questa parte sembra abbia rinnegato non poco i suoi provvidenziali inizi. Dispiace dirlo, ma nell’intervista rilasciata dal Padre ci sono almeno tre evidenti errori che mai ci si sarebbe aspettati considerando come e cosa scriveva il Nostro tempo fa“. Mi sembra che l’articolista vada giù un poco troppo duramente contro un teologo che ha espresso una legittima opinione da studioso. Questo clima da “duri e puri” si riscontra purtroppo in tutti e due gli schieramenti, rendendo ogni discussione foriera di possibili offese personali e attacchi indiscriminati.

La Chiesa, una, cerca di farsi prossima a coloro che soffrono, a coloro che si trovano in situazioni familiari difficili ( e sono tanti); per alcuni, il modo di fare questo è chiudersi in una idea di dottrina che non può approfondirsi e che si è cristallizzata in un dato momento storico per sempre. Io, modestamente, che non sono un teologo ne un giornalista, penso che se una persona ruba per fame la pena debba essere diversa da una che ruba per cupidigia, anche se il reato è lo stesso. Non sono certo un progressista, ma credo che non bisogna mai perdere il contatto con la realtà del mondo in cui ci troviamo a vivere, quel mondo che l’azione pastorale della Chiesa intende servire.