Diciamola tutta! (ita) – M° Aurelio Porfiri

Chiunque mi conosce mi considera un conservatore e in un certo senso certamente lo sono. Sono certamente contro le storture dei recenti anni nel campo musicale e liturgico. Anche nel campo della dottrina tendo ad essere molto conservatore, anche se non tradizionalista (e sulla differenza fra i due termini magari mi soffermerò in altra occasione). Credo nei valori della continuità, della tradizione, credo che apparteniamo ad una storia che poi consegneremo a chi viene dopo di noi, credo nel senso di appartenenza alla tradizione più gloriosa del cattolicesimo. Credo nella civiltà cristiana e nella bellezza che ha saputo portare all’umanità.

Detto questo, non posso nascondere un certo senso di fastidio quando seguo i lavori del Sinodo, o quello che è possibile seguire. Questo perché credo che tutti dobbiamo anche fare i conti con la propria coscienza, con il realismo che il cristianesimo non ha abbandonato, ma ha esaltato. Talvolta sento un senso di fastidio quando alcuni cardinali, spesso (non sempre) locati in spaziosi appartamenti in zona centro, accuditi da zelanti suorine, si mettono a fare la morale alle famiglie che già devono combattere con tasse, incomprensioni, disagi e cento altri problemi. Mi piacerebbe che almeno metà dei padri sinodali fossero famiglie, ma non solo quelle modello “mulino bianco” versione cattolica, ma anche quelle in difficoltà, che lottano con i debiti, che fanno fatica a sopportarsi; e mi piacerebbe che i padri sinodali possano ascoltare i loro problemi, le grandi difficoltà, l’eroismo (forse veramente cristiano) di non impazzire quando tutto intorno ti tira da una parte e dall’altra.

A quel punto la dottrina sul matrimonio comincerebbe ad essere vista in un’altra prospettiva. Non serve cambiarla, ma serve soltanto vederla con occhi che non possono che provare misericordia di fronte agli sforzi titanici che persone modeste, senza appartamenti lussuosi in centro e piatti cardinalizi, senza suorine che si prendono cura di loro, fanno giorno dopo giorno, anno dopo anno per tutta la vita, fra molte cadute e molto rialzarsi, fra tradimenti e riconciliazioni, vivendo al meglio di quello che possono e accontentandosi dei frammenti di grazia che fra una frenata e l’altra, riescono a concedersi.