Domenico Bartolucci and the polyphony of emotions / Domenico Bartolucci e la polifonia delle emozioni (eng – ita) – M° Aurelio Porfiri

domenico_bartolucci_1Still I remember that moment as if it were now. I was visiting my old teacher, and in his case old was really a good word: he was 95. For me and many others like me, not only his students, he was a legend: Maestro Domenico Bartolucci, for a decade the conductor of the Sistine Chapel Choir and now retired. I remember him sitting on a couch, not anymore with the strength I remembered in him 20 years before.  But still the legend was there; it was like visiting a living monument. And for him, to speak frankly, I felt a real and deep affection.

Yes, deep affection. He showed me things that before I had never suspected: he taught me that music is not about music and that understanding music is a polyphonic process not a univocal one. Liturgical music is not about reaching something but is about being able to find the secret chord among a polyphony of emotions. He always said to us that written notes are just “mosquito’s poop”, just a signifier that cannot become signified. He led us in a weird way, with his own character that was not easy. But you would learn that a true teacher does not transmit knowledge to you but is like the finger that points you in a direction: but then you have to walk yourself.

Ancora ricordo quel momento come fosse ora. Stavo visitando il mio vecchio insegnante, e nel suo caso dire vecchio era veramente appropriato: aveva 95 anni. Per me e molti altri come me, non soltanto fra i suoi studenti, era una leggenda: il Maestro Domenico Bartolucci, per decenni direttore del coro della Cappella Sistina e ora in pensione. Lo ricordo seduto ad una poltrona, non più con la forza che ricordo aveva 20 anni prima. Ma era ancora una leggenda, era come visitare un monumento vivente. E per lui, lo dico sinceramente, provavo un profondo affetto.

Sì, profondo affetto. Mi ha mostrato cose che prima neanche sospettavo. Mi ha insegnato che la musica non riguarda principalmente se stessa e che capire la musica é un processo polifonico, non univoco. La musica liturgica non é tanto raggiungere qualcosa ma essere capaci di trovare l’accordo segreto nella polifonia delle emozioni. Ci diceva sempre che le note scritte erano solo “cacca di mosca”, solo significanti che non potevano divenire significati. Ci guidava in un modo strano, con il suo carattere non facile. Ma tu avresti imparato che un vero insegnante non ti trasmette conoscenza ma é come il dito che indica una direzione: poi sta a te camminare.