Giovanni Paolo II e la Tradizione con la T maiuscola / John Paul II and the Tradition with a capital T – (ita-eng) – Dr. Marcello Veneziani

20130930nw1445Ci fu un effetto Wojtyla anche sull’Italia. Sotto il suo pontificato finì l’era della Democrazia cristiana; il papa polacco spense il collateralismo politico della Chiesa e generò un interventismo diretto della Chiesa sui temi civili, famigliari e morali che toccano la vita e i principi cristiani. Finì, con l’era Wojtyla, la delega ai partiti; il mondo cattolico da allora esprime direttamente le proprie posizioni, senza la mediazione del partito. Semmai sono i partiti e le coalizioni a cercare di intercettare le istanze della Chiesa e dei cattolici. Ricordo quando il papa entrò nell’aula di Montecitorio come un apostrofo bianco galleggiante nel blu istituzionale dei poteri civili. Lui curvo per malanni, loro curvi per deferenza. La chiave del suo discorso in Parlamento fu la tradizione, a cui si riferì più volte: “Il patrimonio trasmesso dagli avi”, l’impossibilità di comprendere l’Italia e l’Europa “fuori da quella linfa vitale costituita dal cristianesimo”, la necessità di “fondare la casa comune europea sul cemento di quella straordinaria eredità religiosa, culturale e e civile che ha reso grande l’Europa nei secoli”, “le tracce gloriose che la religione cristiana ha impresso nel costume e nella cultura del popolo italiano”, il richiamo alle testimonianze d’arte e di bellezza fiorite in Italia nel nome della fede, al diritto naturale e al sentire comune tramandato; infine il suo appello agli italiani a “continuare nel presente e nel futuro a vivere secondo la sua luminosa tradizione”. Un grande discorso che dista anni luce.

Nel suo libro-testamento “Memoria e Identità”, risuona l’antico messaggio di Dio, patria e famiglia; c’è la difesa dell’amor patrio e della nazione, la lingua e le tradizioni, la natura e la cultura dei popoli; il richiamo alle radici cristiane dell’Europa, dimenticate dagli eurocrati vigliacchi e smemorati; la difesa della Tradizione con la T maiuscola; c’è l’equiparazione dell’aborto allo sterminio degli ebrei, c’è lo sconveniente parallelo tra il nazismo e il comunismo; c’è la denuncia dell’ideologia radicale, ad esempio attraverso “il riconoscimento delle unioni omosessuali come forme alternative alla famiglia”, c’è la difesa della vita. Invece le fabbriche dell’opinione dominante nel celebrarlo si soffermano su gesti mediatici, sugli aspetti telegenici ed emozionali, sui messaggi di pace, caduti anch’essi nel vuoto, sulle molteplici scuse che ha chiesto per gli orrori del passato cristiano. Esaltano la sua personalità, la sua simpatia, il suo carisma di leader e dimenticano il suo carisma religioso e di suo ruolo di Vicario di Cristo. Lo vivono come una star, separandolo dalla sua Tradizione. Silenziano i suoi messaggi pastorali da guerriero clemente di Cristo in lotta con le ingiurie del tempo. Karol Magno fu l’ultimo Grande, ma non solo in santità.


There was an “Wojtyla effect” also on Italy. Under his pontificate ended the Christian Democracy (1) period; the Polish pope turned off the political collaboration of the Church and created a new direct interventionism of the Church on civil, family and moral themes, which are very close to Christian life and principles. The parties’ mandate ended with the Wojtyla period; ever since the Catholic world expresses directly its opinions, without a party’s mediation. Parties and coalitions, if anything, try to intercept Church’s and Catholics’ requests. I remember when the pope entered in Montecitorio (2) like a white apostrophe floating in the institutional blue of the civil authorities. He was bent because of his diseases, they were bent because of deference. The heart of his speech in the Parlament was the tradition, about which he spoke many times: “ The heritage handed down by your forebears”, the impossibility to understand Italy and Europe “without reference to Christianity, its life-blood.”, the need to lay the “foundations of the European “common house” on the “cement” of that extraordinary religious, cultural and civil patrimony which has given Europe its greatness down the centuries”, “the splendid traces which the Christian religion has impressed on the customs and culture of the Italian people”, the recall of art and beauty testimonies bloomed in Italy in the name of the faith, of natural right and of the handed down common sense; in the end his appeal to Italians to “continue, now and in the future, to live in a way worthy of its radiant tradition”. A great speech far light years away.

In his testament book “Memory and Identity”, resounds the ancient message about God, homeland and family; there is the defense of love of one’s country and of peoples’ nation, language, traditions, nature and culture; the recall to the European Christian roots, forgotten by coward and forgetful euro-bureaucrats; the defense of Tradition with capital T; there is the leveling of abortion and of the extermination of the Jews; there is the improper comparison between nazism and communism; there is the condemnation of the radical ideology, for example through “recognition of homosexual unions as an alternative form of family”, there is the defense of life. On the contrary the leading opinion’s factories celebrating him look at mediatic gestures, at telegenic and emotional aspects, at the peace messages, also fallen on deaf ears, at the many apologies regarding the horrors of the Christian past. They exult his personality, his congeniality, his charisma as leader, and forget his religious charisma and his role as Vicar of Christ. They look at him as if he were a star, separating him from his Tradition. They shut up his pastoral messages as clement warrior of Christ fighting time’s offenses. Karol Magno was the last Great, but not only for his sanctity.

Translator’s notes:

  1. Christian Democracy (Democrazia Cristiana, DC) was a Christian democratic political party in Italy founded in 1943;
  2. The seat of the Italian Chamber of Deputies.

(Translation by Marina Madeddu)