Gli errori che il tuo insegnante di canto non ti ha mai detto / The mistakes that your singing teacher has never told you (ita-eng) – M° Antonio Juvarra

10313378_933991026644722_655867354362261230_nGli errori che il tuo insegnante non ti ha mai detto, sono gli errori che lui stesso ti ha trasmesso, pensando non fosse errori, ma strumenti tecnico-vocali…

Se pensiamo belcantisticamente che il canto è la fusione di due naturalezze, il cui risultato è superiore alla loro somma, la domanda è: che cosa c’entra tutto questo coll’agire meccanicamente su zone anatomiche?

Queste due naturalezze sono date dal semplice ‘dire’ (infinito presente che indica una processualità e non una forma statica ‘ideale’) e dall’ampio e profondo ‘respirare’ (altro ‘infinito’ in tutti i sensi…)

Ora s’è mai visto qualcuno che parlando si preoccupi di alzare localmente e direttamente il palato molle, di appiattire la lingua, di tenere allargate le costole, di atteggiare le labbra a imbuto, di dare una forma ovale alla bocca, di immaginarsi ‘giri’ del fiato o del suono sopra la testa, di portare il suono ‘avanti’ o ‘fuori’ ecc. ecc. ? No, a meno di non voler uscire immediatamente dalla dimensione umana per entrare in quella meccanico-burattinesca.

Il peccato originale concettuale, generatore di ogni altra successiva aberrazione, è il seguente: pensare che il suono, invece che un processo di espansione di onde concentriche a 360°, sia un oggetto, da poter dirigere e collocare in punti dello spazio (interno ed esterno al corpo).

Da qui derivano, come in un nefasto ‘effetto domino’ concettuale, gli altri errori: pensare che questo ‘oggetto’ sia separato dallo spazio in cui è ‘contenuto’, e che prima di ‘proiettare’ (alias ‘spingere’) il suono in qualche punto anatomico (variabile a seconda delle varie ‘tecniche vocali’), sia necessario predeterminare razionalmente (ovvero staticamente) la forma dello spazio di risonanza, spazio che diventerà il contenitore rigido, il ‘gesso’ in cui, adattandosi, i suoni dovranno essere ‘inseriti’ e che oggigiorno è quello di un tubo verticale.

Questa ‘logica’ corrisponde al teorizzare come ideale una modalità di visione di un film fotogramma per fotogramma, negando quindi la sua stessa essenza che non è statica ma, appunto, ‘cinematica’ (= letteralmente, in movimento).

Analogamente il canto è un continuum fluido e ‘liquido’: non esistono nella realtà onde immobili (o ghiacciate), tanto meno telecomandate…


The mistakes that your singing teacher has never told you are the ones that were taught to you by him, thinking they were not mistakes, but technical-vocal instruments…

If we think in a Bel Canto context that singing is the fusion of two natural things, what results is more than their sum;, the question is: what is the meaning of all this mechanical work on anatomical areas?

These two natural things are given by the simple “saying” (infinitive, which defines a process and not an “ideal” static form) and by the deep and wide and deep “breathing” (other “infinitive” in every way…)

So, have you ever seen somebody who, when he is talking, is worried about locally and directing raising the soft palate, lowering the tongue, keeping the ribs wide, forming a funnel with the lips, keeping a round form of the mouth, thinking of breathing and sound “turns” over the head, bringing the sound “forward” or “out” and so on? No, unless we want to immediately go out from the human dimension to enter into a mechanical-puppet one.

The conceptual original sin, creator of every other aberration, is the following one: to think that the sound, instead of being an expansion process of spherical waves at 360°, is an object, to direct and place somewhere in the (inside and outside) space of the body.

The other mistakes come from here, as in an evil domino effect: to think that this “object” is separated from the space in which it is “contained”, and that, before “projecting” (alias ‘pushing’) the sound in any anatomical place (which is different according to the various “vocal techniques”), it is necessary to precondition rationally (that is statically) the form of the resonance’s space, which will become the rigid container, the “formwork” in which, adapting themselves, the sounds will have to be ‘inserted’ and that today this has the form of a vertical tube.

This “logic” corresponds to the theorise as an ideal way of watching a movie frame after by frame, in this way denying its essence, which is not static but “cinematic” (= literally, in movement).

In the same way, the singing is a fluent and “liquid” continuum: static (or frozen), or even, remote-controlled waves do not exist in the reality…

(Translation by Marina Madeddu)