Gli studi di Cornelio Fabro (V) / Cornelio Fabro’s Studies (V) (ita-eng) – Sr. Rosa Goglia

14_544f94a801cde“Prima però di chiudere questa parentesi scientifica vorrei fare alcune osservazioni che, almeno per me, sono state e restano tuttora molto importanti.

La prima, forse la più importante anche sotto l’aspetto filosofico, è che l’ambiente scientifico può infondere la serietà nel perseguire un compito per tutta la vita: lì, e per me specialmente con l’osservazione diretta dei fenomeni vitali – inesauribili nella varietà e molteplicità delle forme di sviluppo – è la realtà in sé che ti prende e ti costringe a fare i conti con essa senza permettere fumosità pseudoteoretiche e divagazioni formali somatiche…

La seconda osservazione, e questa riguarda soprattutto l’aspetto soggettivo od esistenziale, è il clima umano di cordialità e collaborazione che circola negli ambienti della ricerca scientifica, al di sopra di tutte le differenze personali o di scuola ove invece il comportamento dei filosofi, com’è risaputo, è tutt’altro che edificante.

Una terza ed ultima osservazione è di ordine metodologico.

A mio avviso non c’è continuità diretta fra scienza e filosofia come non c’è fra esperienza immediata e scienza e come non c’è neppure – per completare la casistica – fra filosofia e teologia. Però l’uomo non deve rimanere chiuso in una specialità ed anche per il vantaggio della sua ricerca specializzata deve allargare l’ala del suo volo ed esplorare, per quanto gli è possibile, le zone limitrofe. Come un autentico scienziato non può trascurare la conoscenza immediata, anche il filosofo non può ignorare la scienza con le sue esigenze di obiettività distaccata e parimenti il teologo non può prescindere della filosofia cioè dall’avventura del pensiero per riflettere sull’esito ultimo del destino temporale dell’uomo, secondo la fede…

Ma sul piano esistenziale, quello della dinamica interna dei problemi,…bisogna riconoscere” – continua Fabro e la riflessione è significativa per il nostro assunto – “che come non è possibile una illuminata comprensiva teologia senza una robusta filosofia, così la stessa filosofia rischia di perdere ogni orizzonte e di sfumare in una vuota logorrea – come spesso è accaduto e può accadere tutt’oggi – se essa si muove nello hortus conclusus di una semantica legata all’una o all’altra ideologia a cui presto o tardi essa finisce per consegnarsi. Questa è stata, almeno per me, la lezione metodologica della parentesi scientifica: una lezione di apertura illimitata e d’insoddisfazione di schemi, sistemi e scuole… ed una situazione perciò di continua ricerca e d’incessante attesa perché il giorno della verità, nel suo rivelarsi, non deve essere mai finito ed il fuoco della tensione dell’anima mai spento”.

Ma, com’egli dice: ”un piccolo e quasi insignificante incidente accademico mi fece chiudere la pausa scientifica e ritornare, verso la fine del 1937 ai primi amori della ricerca metafisica”; si trattò di una ”vivace e fruttuosa discussione…con il prof. Aldo Spirito, docente di embriologia”.


“Before closing this Scientific Pause I would like to reflect upon something, which is still, at least, very important to me.

The first reflection, and maybe perhaps also the most important also from a philosophical point of view, is that the scientific environment can render seriousness into fulfilling a task for all your life: in this context, and especially for me through the direct observation of life phenomena – unlimited in its variety and the range of developmental’s forms – reality itself catches you and forces you to deal with it without smoky pseudo-ideas and somatic formal parenthesis…

The second reflection, regarding most of all the subjective or existential aspect, is the human spirit of cordiality and collaboration in the environment of scientific research’s environment, beyond all personal or school differences; on the contrary, the philosophers’ behaviour, as everybody knows, is not edifying.

The third and last reflection regards the method.

In my opinion there is not direct continuity between science and philosophy as there is none between immediate experience and science, and also there is none – to be complete the records – between philosophy and theology. But man has not to be confined to one specialty and, also for the advantage of his specialized research, has to spread his wings and to explore, following his possibilities, the bordering areas. As a real scientist he cannot ignore the immediate knowledge; also, the philosopher cannot ignore the sciences with its needs for divided objectivity and in the same way the theologian cannot ignore philosophy, the thought’s adventure to reflect on the final result of man’s temporal destiny, according to the faith…

But on an existential level, the one related to the inner dynamic of problems… we have to admit” – Fabro goes on and this reflection is important for our assumption – “that it is not possible to have an enlightened, complete theology without a strong philosophy, so the philosophy itself risks loosing its horizons and becoming an empty logorrhea – as it has often happened and can happen again today – if it moves in a hortus conclusus of a semantic connected to one or to another ideology, to which it will surrender sooner or later. This has been, at least, for me, the method lesson of the Scientific Pause: a lesson of unlimited openness and of dissatisfaction with structures, systems and schools… and so a situation of continuous research and constant waiting because the day of the truth, in its unfolding, has never to end and the fire of the soul’s tension has never to be extinguished.”.

But, as he says,: “a little and almost insignificant academic accident made me to close the scientific pause and to come back, at the end of 1937, to the metaphysics research.” ; iIt was an “intense and fruitful discussion… with Prof. Aldo Spirito, Embryology Professor”.

(Translation by Marina Madeddu)