Guerra (ita) – M° Aurelio Porfiri

Ho detto in precedenza di come l’interpretazione del Concilio abbia radicalizzato alcune posizioni. Specialmente, ma non solo, nei campi organizzati, ci si fa guerra su quella o questa interpretazione. Va tutto bene, è giusto battagliare per le idee, il confronto aiuta anche a chiarirsi e ad affinare la propria posizione. Ma spesso questo confronto trascende e diviene attacco personale, diffamazione, minaccia.  Questo è avvenuto anche nel campo della musica liturgica, dove gli alfieri di diverse sensibilità se la sono data di santa ragione. Purtroppo oggi esiste un mezzo che amplifica tutto questo in modo drammatico: internet. Quante volte accade di vedere nei blog attacchi personali violenti, feroci, offensivi. Ho visto questo in numerosi blog, con il tentativo dei moderatori di arginare coloro che, coperti dall’anonimato, si scagliavano violentemente contro le persone, non contro le idee. Ora, dovrebbe essere risaputo che in realtà l’anonimato esiste in modo relativo. Una semplice denuncia alla polizia postale farebbe risalire in 5 minuti al responsabile e, se ci sono gli estremi per un’azione penale, il poveretto si troverebbe in guai seri.

Ho detto poveretto (o poveretta) e non a caso, in quanto si tratta spesso di persone di cultura varia che sfogano le loro frustrazioni esistenziali servendosi della religione e usufruendo dell’anonimato offerto da internet. Ripeto, le idee possono essere contestate e combattute a viso aperto, grazie a Dio abbiamo libertà di opinione. Ma il fanatismo religioso, di qualunque religione, porta a conseguenze tragiche, sia nel piccolo che nel grande.

Ci inorridiamo, e giustamente, per i fatti di sangue delle ultime settimane e ci chiediamo come certe persone arrivino ad usare la propria religione per uccidere innocenti. Ma il fondamentalismo, anche se non violento, c’è in molte religioni, e la lingua ne uccide più della spada. Un proverbio africano dice: la lingua è il tuo leone, se la lasci libera ti divorerà. Si faccia attenzione che la violenza verbale è pur sempre violenza. E purtroppo non è costruttiva. Ripeto, si attacchino le idee, anche vigorosamente (e violentemente, se necessario), ma si faccia attenzione a rispettare la dignità delle persone che hanno il coraggio di portarle avanti, apertamente, senza nascondersi dietro lo schermo di un computer.