How to get rid of Creative Liturgists/ Come sbarazzarsi dei liturgisti creativi (eng – ita) – M° Aurelio Porfiri

One of the things that has most disturbed the correct application of the liturgical reform was the creativity of certain liturgists, ready to justify their inventions in any way, having an easy way with unaware parishioners and church musicians. Now, creativity is a good thing, but not when it betrays the objective for which it was used. If they ask me to write a symphony and I say that because I am creative, I will write a quartet, I’m certainly betraying the key demand. In the liturgy we have a ritual that has its own pedagogy that must be followed, not recreated for the vagaries of liturgists more or less improvised.

One of the tricks used by them is to say that some innovations come from the Council. You respond with simplicity: where? Ask to see the documents, and he or she will probably tell you that they have forgotten the exact spot. Then they will tell you that the innovation is according to “the spirit of the Council”. This spirit is not a ghost who wandered in Rome from 1962 to 1965, but the trivial excuse to push through any nonsense, as coming from the founding event of creative liturgists, the legendary council that is much different from the real one.

At this point you will probably still be accused of still being with the Council of Trent. You agree to the indictment, adding that you’re in Trento, Chalcedon, Nicaea and all those councils without which the Vatican II would not have existed. After that, you accept that the liturgist, now speechless, will greet you with a smile that is as authentic as the sound of a guitar out of tune.


 

Una delle cose che più ha disturbato la corretta applicazione della riforma liturgica è stata la creatività di certi liturgisti, pronti a giustificare le loro invenzioni in ogni modo, avendo gioco facile con parrocchiani e musicisti di Chiesa sprovveduti. Ora, la creatività è una cosa buona, ma non quando tradisce l’obiettivo per cui è stata utilizzata. Se mi chiedono di scrivere una sinfonia e io rispondo che, perché sono creativo, scriverò un quartetto, sto certamente tradendo la richiesta fondamentale. Nella liturgia abbiamo un rito che ha una sua pedagogia che va seguita, non ricreata per i capricci di liturgisti più o meno improvvisati.
Uno degli stratagemmi più usati è quello di dire che quella certa innovazione viene dal Concilio. Voi rispondete con semplicità: dove? Fatevi mostrare i documenti, e probabilmente lui o lei dirà di aver dimenticato il punto esatto. Allora vi dirà che la sua innovazione è secondo “lo spirito del Concilio”. Questo spirito non è un fantasma che si aggirava a Roma dal 1962 al 1965, ma la banale scusa per far passare ogni castroneria, come proveniente dall’evento fondante dei liturgisti creativi, il mitico Concilio che molto differisce da quello reale.

A questo punto verrai probabilmente accusato di essere ancora al Concilio di Trento. Voi accettate l’accusa, aggiungendo che siete a Trento, Calcedonia, Nicea e tutti quei Concilii senza i quali il Vaticano II non sarebbe esistito. Dopo di questo accettate che il liturgista, oramai senza parole, vi saluterà con un sorriso che sarà autentico come il suono di una chitarra scordata.

 

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