Il chierico e il laico (ita) – M° Aurelio Porfiri

Proseguendo la riflessione su quello che Benedetto XVI ha da dirci di importante nel campo della musica liturgica, dobbiamo ancora concentrarci per un poco sulla parte destruens, in  quanto sarà un interessante contrappunto alla formulazione concettuale vera e propria. Un contrappunto che purtroppo sarà fortemente dissonante, ma vale la pena comunque parlarne.

Per capire come gli insegnamenti del Papa emerito non possano penetrare nel vissuto ecclesiale c’è da riflettere su come quella peste chiamata clericalismo infetti il popolo di Dio. Ma siamo veramente popolo di Dio? Pensate ad un chierico ed ad un laico e per un momento pensiamo al campo della musica liturgica. Se sei un chierico musicista e un laico musicista hai le stesse possibilità di servire la chiesa nel campo della musica liturgica, di dirigere cori nelle cattedrali, nelle basiliche?

Un chierico ha dietro la sua congregazione o il suo vescovo. Questo gli permette più facilmente di studiare ed accedere a titoli di studio (spesso nelle università gestite dalle congregazioni stesse), gli permette poi di insegnare nelle stesse università, di pubblicare con case editrici che anche in questo caso sono vicine alle congregazioni o alle diocesi di provenienza del chierico e via dicendo. il laico non ha niente di tutto questo. Il chierico ha vitto e alloggio, anche se viene rimosso da un incarico la congregazione lo sposta in un’altra casa e provvede per lui, per il suo benessere e per le sue spese mediche. Il laico non ho niente di tutto questo.

Ora, non c’è dubbio che la Chiesa debba provvedere per coloro che si consacrano nel sacerdozio, ma questo dovrebbe essere fatto nei giusti limiti e senza voler far configurarsi una sorta di casta privilegiata che avrà il monopolio della vita ecclesiastica a svantaggio di quei laici, pur bravi e preparati che potrebbero offrire un servizio eccellente alla liturgia e alla musica liturgica (per esempio).

Benedetto XVI non ha inciso su questo aspetto clericalistico della musica liturgica, neanche Francesco sembra su quella direzione. Quando si toglieranno regole assurde per cui in certe istituzioni musicali lo statuto indica che devi essere sacerdote per dirigerle, quando certi capitoli di basiliche smetteranno di dire che debba essere un sacerdote il direttore del loro coro così da poter essere licenziato più facilmente all’occorrenza, quando si finirà di pensare che certe musiche sono più spirituali solo per il fatto che le ha composte un sacerdote, allora si comincerà a fare dei veri passi in avanti. E sarà solo l’inizio.