Illusioni ottiche (ita) – M° Antonio Juvarra

L’equivoco più frequente in cui cade la didattica vocale attuale consiste nel pensare che quel suono “alto, luminoso e morbido”, di cui per la prima volta parlò Guido d’Arezzo mille anni fa, sia riconducibile e riducibile alla patacca pseudoscientifica tardo-ottocentesca, chiamata ‘maschera’.

Questo equivoco è il risultato di un’illusione ottica, spiegabile nel seguente modo.  Come nell’ambito della visione esteriore la struttura della mente fa sì che la luna e il sole vengano percepiti più grandi se sono all’orizzonte invece che allo zenit, o che all’orizzonte i binari non vengano più percepiti come paralleli, così nell’ambito della visione interiore la mente percepisce il suono perfettamente sintonizzato come suono ‘alto’. Questo piano alto, trascendentale, non è il risultato di nessun tentativo di portare i suoni in alto o ‘in maschera’, ma corrisponde allo stato di coscienza creato dal corretto accordo acustico tra le due uniche reali cavità della voce cantata: la bocca e la gola. In base ai principi della psicologia della Gestalt, secondo cui “il tutto è più della somma delle sue parti”, anche nel canto il giusto collegamento tra le parti (gola e bocca) sfocia infatti in un tutto percepito come fenomeno sovraordinato rispetto alla somma dei suoi componenti: la ‘maschera’ appunto, che pertanto va interpretata come forma simbolica con cui la mente si rappresenta questo fenomeno di fusione/trascendenza, e non come entità materiale-anatomica.

Esattamente come aveva intuito genialmente nel Settecento il castrato Giambattista Mancini, parlando di “accordo tra posiziondi bocca e gola, tra moto consueto della bocca e moto naturale della gola”: giusto un secolo prima che i  ‘geni’ della ‘maschera’ e delle vocali ‘oscurate’, scambiando per realtà le illusioni ottiche, facessero regredire la didattica vocale alle condizioni in cui tuttora si trova….

Mancini è il grande trattatista del Settecento, collega di Mozart alla corte di Vienna, che svelò la tecnica belcantistica nella sua fondamentale struttura logica e  in tutte le sue sfaccettature.

Questo prima che venisse un altro trattatista, Manuel Garcia, che, nascondendosi dietro il suo nome, ne stravolgesse tutti i principi, e partorisse un monstrum, fatto di voce oscurata artificialmente e di colpi di glottide.

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