In difesa della musica per la liturgia (e contro la musica nella liturgia) (ita) – M° Aurelio Porfiri

Ci sono molti tentativi di alzare il livello della musica nelle celebrazioni, più all’estero che da noi. La mia impressione è che ci sia una volontà superiore che vuole che le cose rimangano nel modo che sono, cioè penoso. Volontà superiore, non volontà del superiore. Io non mi riferisco al Papa, ma c’è un certo spirito rivestito di conciliarismo che ci fa credere che la direzione in cui stiamo andando sia ineluttabile, che siamo e saremo condannati a cantare, per chi ne ha la forza (di stomaco, più che di animo) i canti torci budella intrisi di sentimentalismo zuccheroso che farebbero andare in coma un diabetico in cinque secondi.

Io invece so che è possibile fare diversamente e noto come ci siano tante persone in Italia che hanno fame e sete di questa bellezza nella liturgia, che non è solo il repertorio tradizionale, ma è anche il nuovo che proviene dalla celebrazione e che non ne è una appendice malata. Quando i documenti ci hanno invitato alla partecipazione attiva, sono sicuro che lo hanno fatto sempre intendendo come partecipazione qualitativa, non fare qualcosa tanto per dire io c’ero. Io vedo come ci siano anche giovani che sinceramente vorrebbero riscoprire il tesoro della liturgia e per via di questa atmosfera che tocca tanta parte della gerarchia e dei sacerdoti (de)formati alla musica liturgica in tempi difficili e in Seminari che probabilmente non hanno saputo dare una direzione chiara e in linea con la tradizione della Chiesa, sono costretti a vivere ai margini della vita ecclesiale, sempre aspettando che l’ultimo arrivato prete o suora di turno ci dica quello che si deve fare. Io credo nell’iniziativa dei laici e anche in una sana ribellione, in tempi come questi in cui ce ne è sinceramente bisogno.