Interpretatio (eng – ita) – M° Aurelio Porfiri

sogniWhat is interpretation? It is an interesting question and I would like to answer it by pointing out what interpretation is not. Interpretation is not the will of a conductor. How many times has it happened to me that I see serious and “respectable” conductors talking a lot about how to mark the score? I have seen scores full of signs of all kinds and colors. This is a betrayal of interpretation, despite the majority of conductors reading my lines likely to be scandalized to hear this. But amicus Platus sed magis amica veritas: you may be my friend but a best friend is truth, or at least honesty.

Indeed who is an interpret? What is the idea beyond the word “interpretation”? The word comes from the Latin interpretatio, made up of inter (between) and pretem (knowledge). The interpretation is mediation, not an appropriation. And, as I have already explained before, this mediation of knowledge cannot be the outcome of the cultural limitations of one single person, regardless of his or her years of studies. The interpretation grows in interaction between conductor and other performers as a baby grows in the womb of its mother. How many times have you heard arrogant conductors telling the world that they have followed “the intention of the composer”? And how do they know the intention of the composer, living hundreds of years later or in a complete different cultural and geographical environment? But putting all these bad signs on the score reassures the conductor, reassures the parents that have paid to send their children to study music, and reassures the system of which the conductor is part and this does not tolerate violation of its nature. So today interpretation is the whim of someone imposed on the passive reception of someone else. Indeed what a conductor can do to really favor interpretation is listen, but listen on a deep level; give time and ways to this “baby” to make its way on the windy paths that lead to that big mystery we call “sense”.

Che cosa é l’interpretazione? Questa é una domanda interessante che mi piacerebbe rispondere facendo notare cosa l’intepretazione non é. L’intepretazione non é la volontà del direttore. Quante volte mi é successo di vedere questi seri e “rispettabili” direttori (e direttrici) parlare a lungo sul come scrivere indicazioni sullo spartito? Ho visto spartiti che erano pieni di segni di ogni tipo e colore. Questo é un tradimento dell’intepretazione, malgrado la maggior parte dei direttori che leggeranno le mie righe scandalizzati nell’udire questo. Ma amicus Platus sed magis amica veritas: tu potresti essere mio amico ma il mio migliore amico é la verità, o almeno l’onestà.

In effetti chi é un inteprete? Quale é l’idea dietro l’”intepretazione”? La parola deriva dal latino intepretatio, composto da inter (tra) e pretem (conoscenza). L’intepretazione é mediazione, non appropriazione. E come ho già spiegato in precedenza, questa mediazione della conoscenza non può essere il risultato delle limitazioni culturali di una singola persona, quali che siano i suoi anni di studio.  L’intepretazione cresce nell’interazione tra chi conduce e gli altri performers come un bambino cresce nella pancia della madre. Quante volte ascolti arroganti direttori dire il mondo che hanno seguito “le intenzioni del compositore”? E come loro sanno le intenzioni del compositore, vivendo centinaia di anni dopo o in un contesto culturale e geografico diverso? Ma mettendo tutti questi brutti segni chi dirige, rassicura i genitori che hanno pagato per fargli studiare musica, e rassicura il sistema di cui il direttore é parte e che non tollera violazione della sua natura. E così oggi l’intepretazione é il capriccio di qualcuno imposto alla recezione passiva di altri. In effetti quello che chi dirige può; fare per favorire l’intepretazione é ascoltare, ma ascoltare ad un livello profondo; dare tempo e modi a questo “bambino” per trovare la sua via nei sentieri tortuosi che portano al grande mistero che noi chiamiamo “senso”.