Intervista esclusiva ad Andrea Tornielli (ita-eng) – M° Aurelio Porfiri

Andrea Tornielli ha lavorato in diversi giornali e riviste come Il sabato, 30 giorni, Il Giornale. Ora è vaticanista per il quotidiano La Stampa ed è responsabile del sito Vatican Insider. Autore di oltre 50 libri su vari argomenti che vanno dalle biografie dei pontefici e santi a libri di apologetica cattolica. Andrea Tornielli ha risposto ad alcune delle mie domande sul libro Il nome di Dio è misericordia e relative ad altre questioni importanti.

 

Come ha vissuto personalmente il passaggio da Benedetto XVI a Papa Francesco?

 

Prima con la grande sorpresa per la rinuncia, che mi ha spiazzato e che non mi aspettavo assolutamente. Poi con una grande commozione, per l’elezione di Francesco, che consideravo un «papabile» ma non credevo venisse eletto. Commozione perché avevo avuto modo di conoscerlo negli anni precedenti.

 

 

Lei ha scritto moltissimi libri, alcuni che hanno a che fare con gli ultimi pontefici. Se dovesse dare una definizione ciascuno per Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, quale sarebbe?

 

Le definizioni sono riduttive, il gioco non mi piace, ma rispondo. Pio XII, «il Papa che ha introdotto la Chiesa nella modernità» (suonerà strano, ma il magistero di Papa Pacelli è importante per il Concilio); Giovanni XXIII «il traghettatore verso un nuovo rapporto con il mondo»; Paolo VI «il timoniere del Concilio che con la sua sofferenza ha tenuto unita la Chiesa»; Giovanni Paolo I «il Papa della tenerezza»; Giovanni Paolo II «il mistico pellegrino di Dio»; Bendetto XVI «il Papa della fede»; Francesco «il Papa della misericordia».

 

 

Quali sono gli scrittori cattolici a cui lei si ispira?

 

Non sono uno scrittore, sono un giornalista. Ma certamente ho un grande debito di riconoscenza con Vittorio Messori e i suoi libri sulla storicità dei Vangeli.

 

 

Ritiene possibile per un vaticanista contestare alcune azioni del pontefice regnante? Si può manifestare apertamente il proprio basso gradimento del Papa?

 

Ovviamente è possibile, ci mancherebbe. Abbiamo degli esempi significativi, c’è chi contesta non «alcune azioni», ma semplicemente tutte le azioni del Papa regnante. E ovviamente si può manifestare apertamente il proprio basso gradimento. Io rimango convinto che il principale compito di un giornalista sia quello di informare correttamente su ciò che accade, nel mio caso in Vaticano e nella Chiesa. Oggi c’è sempre meno informazione buona e sempre più commento, opinione, e talvolta, invettiva.

 

Lei si è occupato anche di santi, per esempio di Escrivá de Balaguer in un suo testo del 2002. Quali conclusioni ha tratto dalle sue ricerche?

 

Il mio scopo era presentare la vita di Escrivá, fondatore dell’Opus Dei e il valore del libro stava nel fatto che avevo potuto consultare tutti gli atti e le testimonianze del processo di beatificazione. Sta ai lettori dire se lo scopo è stato raggiunto.

 

Recentemente di lei si è parlato molto per via del libro scritto con Papa Francesco. Come si arriva a scrivere un libro con un Papa?

 

Facendogli una proposta. Nel mio caso ero interessato a porgli delle domande tutte focalizzate su un unico tema, quello della misericordia, per capire meglio il Giubileo attraverso la sua esperienza di pastore.

 

Avete concordato una scaletta o lei ha potuto chiedere ció che voleva?

 

Non abbiamo concordato una scaletta. Ho inviato con due giorni d’anticipo una trentina di domande e di temi che avrei desiderato affrontare. Nella conversazione poi se ne sono aggiunte altre. Comunque sì, ho potuto chiedere tutto ciò che volevo ed eventuali «mancanze» sono da attribuire soltanto a me.

 

 

Ci sono domande che avrebbe voluto fare e che sono rimaste fuori del libro?

 

Sinceramente no. Come ho detto, il tema era soltanto la misericordia: mi sembra che nelle pagine del libro venga affrontato approfonditamente attraverso l’esperienza concreta del Papa. Non è un documento o un libro di teologia. È un libro esperienziale.

 

 

Lei dirige un sito internet di informazione religiosa, Vatican Insider. Quale è l’impatto di questo sito in più lingue nell’ambito dell’informazione sulla Chiesa Cattolica?

 

Siamo nati nel 2011, abbiamo segnali positivi di attenzione: il cinquanta per cento del traffico ci arriva da fuori Italia. Cerchiamo di dare un’informazione tempestiva e professionale: nella nostra squadra di 24 collaboratori ci sono vaticanisti che lavorano per testate e agenzie internazionali. Quando ho messo insieme il gruppo, non ho scelto le persone che la pensavano come me ma le persone che ritenevo tra le più affidabili professionalmente. Cerchiamo di dare un’informazione completa sul Papa, la Santa Sede ma anche certi aspetti della vita di Chiese e di Paesi dei quali pochi o nessuno parla.

 

 

Avete anche una sezione cinese. Anche qui, avete la percezione di quale parte geografica del mondo cinese vi segue più attentamente, Cina Continentale, Hong Kong, Macao, Singapore, Taiwan…?

 

Abbiamo segnali di attenzione generalizzata, ma anche e soprattutto di attenzione dalla Cina Continentale. Traduciamo in tempo reale un articolo al giorno e così cerchiamo di offrire anche al vastissimo pubblico potenziale di lingua cinese articoli cha raccontino ciò che il Papa fa e dice. Siamo riusciti negli ultimi mesi, grazie al grande lavoro svolto dal nostro collaboratore Gianni Valente, anche a dar voce direttamente a vescovi della Cina Continentale, sia i cosiddetti «clandestini» sia i cosiddetti «ufficiali». È importante che la Chiesa in Cina possa parlare con la sua voce e non con quella di interpreti che stanno all’esterno, per quanto autorevoli essi siano.

 

La situazione tra governo comunista e Chiesa Cattolica è sempre stata di grande tensione. Ci sono voci di un avvicinamento recente. Lei che ne pensa?

 

C’è un dialogo in atto. Si cerca una soluzione per il bene dei fedeli e per aiutare la vita concreta della Chiesa in Cina. Sono convinto che ogni processo di riconciliazione sia positivo. L’intervista del Pontefice al quotidiano Asia Times è un segnale di grande apertura che va in questa direzione.

 

Alcune voci di eminenti esponenti della gerarchia cattolica cinese si sono levate per mettere in guardia il Papa da fare accordi non efficaci. E per esperienza personale posso dire che non sono posizioni isolate. Lei pensa da Roma sia possibile fare senso della complessa situazione cinese?

 

Abbiamo pubblicato interviste di eminenti esponenti della gerarchia cattolica cinese che dicono l’esatto contrario, e cioè auspicano il dialogo e un accordo. Non una o due. Tante. Io credo che a Roma sappiano quello che fanno e abbiamo presente le resistenze che si incontrato all’interno delle rispettive burocrazie. Ritengo che sia importantissimo ascoltare le voci degli esponenti della gerarchia cattolica, innanzitutto e soprattutto quelle dei vescovi che vivono e operano nella Cina continentale.

 


Andrea Tornielli has worked in several newspapers and magazines as Il sabato30 giorniIl Giornale. Now he is the Vaticanist for the newspaper La Stampa and he is in charge of the website Vatican Insider. He is the author of over 50 books on several topics ranging from biographies of pontiffs and saints to books of Catholic apologetics. Andrea Tornielli has answered some of my questions related to the book The name of God is mercy and other pressing issues.

 

How did you personally experienced the transition from Benedict XVI to Pope Francis?

First, the big surprise for the renunciation, which blew me away, and which I did not expect it at all. Then, with great emotion, for the election of Francis, whom I considered a “candidate to the papacy” but did not think would be elected. Emotion because I had got to know him in previous years.

You wrote many books, some of which have to do with the recent popes. If you were to give a definition for each one – Pius XII, John XXIII, Paul VI, John Paul I, John Paul II, Benedict XVI and Francis – what would it be?

Definitions are reductive, I don’t like the game, but I will answer. Pius XII, “the Pope who led the Church in modern times” (sounds strange, but the magisterium of Pope Pacelli is important for the Council); John XXIII, “the ferryman to a new relationship with the world;” Paul VI, “the helmsman of the Council who by his suffering gave unity to the Church;” John Paul I, “the Pope of tenderness;” John Paul II, “the mystical pilgrim of God;” Benedict XVI, “the Pope of the faith;” Francis, “the Pope of the mercy.”

Who are the Catholic writers who have inspired you?

I am not a writer, I’m a journalist. But certainly I have a great debt of gratitude to Vittorio Messori, and his books on the historicity of the Gospels.

Do you think is possible for a Vatican expert to contest certain actions of the reigning pontiff? Is it possible to express openly low esteem of the Pope’s actions?

Of course it is possible, God forbid. We have some examples, there are those who deny not “some actions,” but simply all actions of the reigning Pope. And of course it is possible to openly express your low esteem. I remain convinced that the main task of a journalist is to properly inform about what is happening, in my case at the Vatican and in the Church. Today there is less and less good information and more and more comments, opinions, and sometimes, invectives.

You have also dealt with the lives of saints, for example Escrivá de Balaguer in your book of 2002. What conclusions have you drawn from your research?

My purpose was to present the life of Escrivá, founder of Opus Dei and the value of the book was that I had been able to consult all documents and the testimonies of the beatification process. It is up to readers to say whether the goal has been reached.

How you get to write a book with a Pope?

I make a proposal. In my case I was interested to ask him questions all focused on a single theme, that of mercy, to better understand the Jubilee through his experience as a pastor.

Did you agree on a plan for the book or you could ask what you wanted?

We did not agree on a plan. I sent, two days in advance, thirty questions and issues that I wanted to deal with. As we conversed, I added others. But yes, I could ask anything I wanted and any “shortcomings” are to be attributed only to me.

Are there questions you wanted to ask that have been left out of the book?

Honestly not. As I said, the theme was only mercy: it seems to me that in the pages of the book this theme is thoroughly addressed through the concrete experience of the Pope. It is not a document or a book of theology. It is an experiential book.

You run a website of religious information (Vatican Insider). What is the impact of this web site in multiple languages in the context of information about the Catholic Church?

We were born in 2011, we have positive signs of readership: fifty percent of traffic comes to us from outside Italy. We try to give timely and professional information: in our team there are 24 employees who are Vatican experts working for international media and agencies. When I put the group together, I did not choose the people who think like me but the people I thought who were among the most reliable professionally. We try to give complete information about the Pope, the Holy See but also certain aspects of the life of churches and countries of which few or no one speaks.

You also have a Chinese section. Do you have a perception of what geographical part of the Chinese world is following you more closely, Mainland China, Hong Kong, Macao, Singapore, Taiwan …?

We have signs of widespread attention, but also of attention from Mainland China. We translate in real time an article a day and so we try to offer even to the vast potential audience of Chinese language articles that tell what the Pope says and does. We have succeeded in recent months, thanks to the great work done by our collaborator Gianni Valente, even to give voice directly to the bishops of mainland China, the so-called “clandestine” and the so-called “official.” It is important that the Church in China can speak with his voice and not with that of interpreters who are outside, regardless of how influential they are.

The situation between the communist government and the Catholic Church has always been of great tension. There are rumors of a recent rapprochement. What do you think?

There is an ongoing dialogue. We are looking for a solution for the good of the faithful and to help the concrete life of the Church in China. I am convinced that every reconciliation process is positive. The interview of the Pope to the newspaper Asia Times is a signal of great openness that goes in this direction.

 

Some voices of eminent members of the Chinese Catholic hierarchy have been raised to warn the Pope about making inconvenient agreements. And from personal experience I can say that they are not isolated positions. Do you think that for Rome is possible to make sense of the complex situation in China?

We published interviews of eminent members of the Chinese Catholic hierarchy who say the exact opposite, namely they hope the dialogue and the agreement. Not one or two. A lot. I believe that in Rome they know what they are doing and know the resistance within their respective bureaucracies. I think it is important to listen to the voices of the members of the Catholic hierarchy, first and foremost those of the bishops who live and work in mainland China.

 

 

(Interview appeared in O Clarim, February 2016)