Gioacchino da Fiore / Joachim da Fiore (ita-eng) – Don Ennio Innocenti

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Gioacchino da Fiore

Gioacchino da Fiore (1130-1202), condannato più volte (1215, 1255), celebrato da Dante, faro dei Flagellanti, dei Fraticelli e dei Beghini, apre la porta, con la sua esegesi allegorica, a molteplici influssi, tra i quali ha rilievo quello ebraico, assai degno di sospetto. È poi innegabile, come ha dimostrato De Lubac, che al suo schema ideologico-triadico si rifanno molti ideologi gnostici moderni. E tuttavia, la supposta gnosi gioachimita, forse inconsapevole, pubblicato il monito del supremo magistero sulla paventata deviazione trinitaria ed ecclesiologica, non fu davvero il polo d’attrazione per tanti che, nella Chiesa, guardavano con ammirazione all’Abate Florense, sicché la sua opera non riuscì affatto ad operare quella sovversione che, forse, era potenziale nella sua visione (profetica o ideologica) della storia umana.

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Pico della Mirandola

Di ben diversa portata sono le opere quattrocentesche di Pico della Mirandola e di Marsilio Ficino: costoro aprono consapevolmente al cabalismo, al caldeismo, alla gnosi egiziana, ellenistica e neoplatonica e, quel che è peggio, la mascherano come cristiana. E Pico, che aveva giovanilmente tentato l’operazionein modo aperto e, anzi clamoroso, fu condannato; ma Marsilio Ficino, molto più accorto e molto potentemente protetto, poté mascherare con successo la sua pericolosissima operazione culturale, come abbiamo dimostrato in La Gnosi Spuria. Dalle origini al Cinquecento, Roma, 1993-2a.

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Marsilio Ficino

La potenza della sovversione ficiniana va vista soprattutto nella reinterpretazione degli gnostici neo-platonici e del loro principale vittorioso avversario, Dionigi. Ficino veste di panni cristiani gli gnostici mentre fa apparire Dionigi dipendente da
loro. Già questo disarmava il valore antignostico della sintesi tomista (perché S. Tommaso dipende continuamente da
Dionigi); il depotenziamento successivo dell’interpretazione del tomismo e la pretesa nuova datazione dell’opera dionisiana
amplificarono il guasto, mentre in tutta Europa si diffondeva la “filosofia occulta” (gnostica) con sovversive infiltrazioni sia in
ambito protestante sia in ambito cattolico, come abbiamo dimostrato in La gnosi europea nel Cinquecento, Roma 1999.


Joachim of Fiore (1130-1202), condemned many times (1215, 1255), celebrated by Dante, guiding light of Flagellants, Fraticelli and Beguines, opens the door, with his allegoric exegesis, to many influences, among which it is the important the Jewish one, so worthy of suspect. It is also undeniable, as proved by De Lubac, that many modern gnosis thinkers refer to his ideologic-triadic system. And, however, the presumed gnosis of Fiore, maybe unaware, after the publishing of the supreme Magisterium’s warning on the much-feared trinitarian and ecclesial deviation, was not really the magnetic pole for many, who, in the Church, looked with admiration at Fiore, so that his work was not successful in achieving that subversion, which, maybe, was potential in his (prophetic and ideologic) vision of human history.

The fifteenth-century works by Pico della Mirandola and Marsilio Ficino are completely different: these open consciously to Qabalah, to Chaldaism, to Egyptian, Hellenistic, and neoplatonic gnosis, and, worst than that, they masked it as Christian. And Pico, who tried this action openly, and actually clamorously, when he was young, was condemned; but Marsilio Ficino, much wiser and better protected, could mask successfully his dangerous cultural work, as we proved in “La Gnosi Spuria. Dalle origini al Cinquecento”, Roma, 1993-2a.

The power of Ficino’s subversion is to be seen most of all in the reinterpretation of the neoplatonic gnosis thinkers and of their first victorious enemy, Dionysius the Areopagite. Ficino gives a Christian clothing to the gnosis thinkers and makes Dionysius appear as depending on them. Already this disarmed the anti-gnosis value of tomists’ summary (because Saint Thomas always starts from Dionysius); the following weakening of tomism’s interpretation and the pretending new dating of Dionysius’ work amplified the mistake, while in over all Europe spread the (gnosis) “hidden philosophy” with subversive infiltrations both in the Protestant context and in the Catholic context, as we proved in “La gnosi europea nel Cinquecento”, Roma 1999.

(Translation by Marina Madeddu)