La voce degli angeli (VIII parte) / Angels’ Voices (Part eight) – (ita – eng) – Dr. Marina Madeddu

Sicut Cervus

Sicut Cervus di GIovanni Pierluigi da Palestrina, Cappella Musicale Pontificia, Direttore Domenico Bartolucci / Sicut Cervus by Giovanni Pierluigi da Palestrina, Sistine Chapel Choir, Conductor Domenico Bartolucci

Cominciamo dai ragazzi, anzi dai più inesperti: i nuovi.

A ottobre é per loro il primo assaggio della nuova scuola. Sul momento sono un po’ intimiditi, parecchi ricorrono alla fida scorta dei genitori almeno per i primi giorni, ma la titubanza é presto superata: l’ambiente é favorevole ed accogliente. Faran presto ad impadronirsi della situazione.

Più difficile é la conquista dei “vecchi”. I ragazzi “vecchi” sono cantori esperti, sanno gettarsi senza imbarazzo nel viluppo del canto polifonico e rimanere a galla nelle più difficili situazioni canore. Ciò incute ai nuovi il più grande (e salutare) rispetto; aspirano alla conoscenza dei cantori più bravi e più quotati, magari del solista che hanno visto impavido, senza esitazioni, elevare la voce sopra la marea di un coro possente.

I “vecchi” capiscono la situazione, qualche volta ne approfittano, a dir vero, innocentemente: difendono il loro diritto di anziani del canto nell’interesse del canto. Per fortuna circola tra i ragazzi un giusto senso di orgoglio per l’appartenenza alla Scuola di Sistina, orgoglio che sprona i mediocri e gli ultimi arrivati all’imitazione e all’emulazione dei cantorinipiù esperti, di quelli che scoccano agli attacchi come frecce dall’arco, che dominano con la purezza della voce, che incidono con la potenza del ritmo, che sanno modulare, che “cantano” insomma.

E soprattutto fanno tutto ciò con assoluta semplicità di spirito. Tra le belle qualità del cantore ragazzo é, prima fra tutte, a mio parere, la sua semplicità e spontaneità. Non v’é traccia nel suo cantare di calcolo o di riflessione: egli canta vibrando della sua interiore armonia con gli occhi fissi in alto, senza guardarsi attorno o voltarsi addietro. Se riceve lodi, ne é soprattutto confuso.

Allo stesso modo e per le stesse ragioni non c’é negli altri ombra di invidia. Dalle prime file, quelle dei più inesperti, voltano la testa a guardare a bocca aperta il privilegiato, si esaltano del suo canto, seguono trepidanti le evoluzioni più difficoltose e alla fine proprompono nei più spontanei e commoventi (oltre che immancabilmente fragorosi) applausi.

I maestri sorridono: talvolta proprio per merito di questi piccoli ci si avvicina a quegli strati cui anelano tutti gli artisti, a quelle regioni elevate ove si compie il miracolo dell’arte vera che, per l’appunto, é semplice.

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 Ma é ora che torniamo con ordine ai nostri piccoletti i quali, per ora, dai banchi della scuola di canto guardano il maestro ancora tutti intimiditi aspettando il verbo..

Catena, P. Giovanni Maria, “La Cappella Sistina nella sua vita interna” in Cappella Sistina, (1964-1967)

 Let us begin from with the children, the most inexperienced ones: the new ones.

On October there is their first time at their new school. They are a little bit shy at the beginning, most of them finding a help in their parents in the first days, but they overcome their hesitation soon: the environment is favourable and welcoming. They can handle the situation within a few days.

The conquest of the “old” boys is more difficult. They are expert singers, they have not embarrassment in getting into the tangle of the polyphonic music and in keeping themselves afloat in the most difficult vocal situations. This is why the new ones have the greatest (and salutary) respect for the old ones; they long for the experience of the most capable and valued singers, probably of the soloist, who was so brave, without hesitation, to raise his voice on the tide of a great choir.

Sometimes the “old” ones understand the situation, and sometimes they take advantage of it, to say the truth, innocently: they defend their right as singing experts in the interest of the music. Fortunately there is a sense of pride in being a member of the Sistine School, a pride which pushes the mediocre and new ones into imitating and emulating the more expert little singers, those who shoot attacks like a bow’s arrows, who dominate with the pureness of their voice, who affect with the power of the rhythm, who know how to modulate, who really “sing”.

And most of all they do everything with the most spirit’s simplicity. In my opinion among the beautiful qualities of a boy singer there are, first of all, simplicity and spontaneity. There is no sign of calculation or reflection in his singing: he sings vibrating with his interior harmony with his eyes fixed high, without looking elsewhere or behind himself. When he is praised, he is most of all confused.

In the same way and for the same reasons there is no envy in the others. From the first lines, the ones with inexperienced boys, they turn their heads, open-mouthed, to look at the privileged boy, they are happy for his singing, they follow in trepidation the most difficult evolutions and at the end they burst into the most spontaneous and moving (as well as inevitably thunderous) applause.

The teachers smile: sometimes thanks to these boys we can get nearer to what all the artists wish, to those high lands where the miracle of real art takes place, which is, of course, simple.

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But now let us get back to our younger singers, who, at the moment, look at their teacher from the school benches, waiting for his words…

From: Catena, P. Giovanni Maria, “La Cappella Sistina nella sua vita interna” in Cappella Sistina, (1964-1967) – (Translation by Marina Madeddu)