La voce degli angeli (X parte) / Angels’ Voices (Part ten) – (ita – eng) – Dr. Marina Madeddu

“Il momento della verità”, foto di P. Giovanni Maria Catena (un concerto della Cappella Musicale Pontificia negli Stati Uniti nel 1989) / “The moment of truth”, photo by Fr. Giovanni Maria Catena (a concert of the Sistine Chapel Choir in the U. S. in 1989)

Così trovo lo spunto per battere e ribattere con tutti che il “cantare” non é tirar fuori la voce e far delle note più o meno giuste e pulite, ma un’altra cosa, tanto bella e grande da esser quasi cosa divina, una cosa che – diceva il vecchio Cotogni (1) – “se l’allievo ce l’ha qui (e si toccava il petto) capisce tutto e se no, non capisce nulla”.

E vedo illuminarsi i visetti di quelli, e son tanti, e sono i giusti, che quella cosa nel cuore sentono di averla.

Bisogna che il maestro sia appassionato del canto, lo senta profondamente egli stesso e sappia farlo sentire ai piccoli. Allora, prima o poi i miracolo si compirà e la sorgente del canto sgorgherà talvolta con inaspettata sovrabbondanza.

Ma intanto l’ultimo della fila guarda fuori dalla finestra e mentre mi sforzo di correggere la posizione di un contraltino che tiene la mascella contratta e quindi emette una nota completamente ingolata, devo richiamare il distratto all’attenzione e alla disciplina.

Allora mi accorgo che un altro ha tirato fuori di tasca due monetine e le esamina attentamente come fossero due interessanti pezzi di antiquariato.

“Ragazzi” – comincio – ricordatevi che stiamo lavorando. Questa é un’ora di fatica, di ginnastica, di allenamento. I giocatori di calcio non si allenano forse? Non fanno la ginnastica? Mica vogliono fare la partita come quelle squadrette di “regazzini” che poi non concludono mai nulla. Fanno le corse, i salti, i piegamenti… così anche voi dovete faticare ora ed allenarvi, allenare la voce, renderla duttile, capace di tutto: di un grido, come di un soffio; capace di evocare la dolcezza di un usignolo o l’urlo della tempesta… (“Boang” fa un ragazzetto della prima fila immaginando lo schianto della folgore). SAllora canterete, allora se avrete qualcosa nel cuore, sarete in grado di esprimerlo, di farlo sentire agli altri”.

Sin son fatti attenti, molti mi guardano a bocca aperta. Avran capito qualcosa? Il fatto é che, se si imbrocca, sono capaci perfino di fare tre quarti d’ora di fila di puro allenamento tecnico.

Si appassionano fiduciosi pure agli esercizi tecnici e non si stancano mai.

Tratto da: Catena, P. Giovanni Maria, “La Cappella Sistina nella sua vita interna” in Cappella Sistina, (1964-1967)

Antonio_Cotogni_1860s1) Antonio “Toto” Cotogni (1831 – 1918), nato a Roma (a Trastevere) fu un baritono, uno dei più grando cantanti d’opera del XIX secolo, particolarmente ammirato da Giuseppe Verdi. Dopo il suo ritiro dalle scene divenne uno dei più importanti insegnanti di canto della storia (tra i suoi allievi ci furono Beniamino Gigli e Giacomo Lauri-Volpi).

So I find the reason to say always to everybody that “singing” is not to bring out the voice and to give more or less precise and clean notes, but it is something else, so beautiful and great to be almost divine, something that – the old Cotogni (1) said – “if the student has it here (touching his chest), he understands everything, otherwise he understands nothing.”

And I see the lightening up of the faces of those, and they are many, the right ones, who feel to have that thing in their heart.

The teacher must be enthusiastic about singing, must have passion for it himself and know how to make it children feel it. So there will be the a miracle sooner or later and the singing source will spring up, sometimes with unexpected superabundance.

But in the meantime the last boy of the line looks outside the window, and while I am correcting the position of an alto, who keeps his jaw contracted and so giving a completely throaty note, I have to rebuke the distracted boy to for his lack of attention and discipline him.

So I see that another one takes from his pocket two coins, and looks at them as if they are two antique pieces.

“Boys,” – I begin – “remember that we are working. This is a moment of labour, of gymnastics, of training. Maybe does the soccer players do not train? Does they not take do exercises? They do not want to play as teams of “little boys” (2), who never win. They run, jump, stretch… You have to do the same now and to train yourselves, to train your voice to make it become flexible, able to do everything: a shout or a puff; able to evoke the sweetness of the nightingale or the yell of a storm (“Bang!”, a boy shouts thinking of the crash of a thunder). So you will sing; if you will have something in your heart, if you you will bare to express it, you will be able to make it felt by the others.”

Now that I have their attention, many of them look at me open-mouthed. Did they understand anything? If the moment is good they can do technical exercises for 45 minutes without stopping.

They become fond also of technical exercises and they are never tired.

From: Catena, P. Giovanni Maria, “La Cappella Sistina nella sua vita interna” in Cappella Sistina, (1964-1967)


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Targa commemorativa dedicata ad Antonio Cotogni nella sua casa a Trastevere, a Roma / Commemorative plaque dedicated to Antonio Cotogni in his house in Trastevere, Rome.

Translator’s notes:

1) Antonio “Toto” Cotogni (1831 – 1918), born in Rome (in Trastevere) was a baritone, one of the greatest opera singers of the 19th century, particularly admired by Giuseppe Verdi. After his retirement from the stage he became one of the most celebrated vocal teachers in history (among his students were Beniamino Gigli and Giacomo Lauri-Volpi).

2) Expression in Roman dialect.


(Translation by Marina Madeddu)