La voce degli angeli (XII parte) / Angels’ Voices (Part twelve) – (ita – eng) – Dr. Marina Madeddu

Un giovane P. Catena con i suoi ragazzi prima di un’esibizione / A young Fr. Catena with his boys before a performance

Davvero a volte è incredibile l’energia che richiede l’approfondimento della musica sacra.

E’ da questa necessità di approfondimento e di superamento che la mente e più il cuore del musicista sentono di fronte alle grandi pagine del nostro repertorio nazionale quel grande rispetto che sorge dentro di noi per gli ideali altissimi che i nostri padri intesero e tradussero in pratica nel servizio musicale della Liturgia.

“Quanto di più bello, quanto di più alto, quanto di più sublime”, sembra essere stato il loro motto, ed essi – personalità a volte giganti del mondo dell’arte – hanno lavorato, si sono macerati, in reverente umiltà (e chi conosce un po’ di storia della musica sacra, sa che non si tratta di parole vane) hanno raggiunto vette di fronte a cui noi oggi ci sentiamo spesso modestie ed inesperti scalatori.

Ricordo, tempo fa, un anziano sacerdote che assisteva a una prova e dopo aver seguito il lavoro lungo e accanito occorso per portare a termine una sola frase (linea musicale, testo, espressività) alla fine mi domandava sinceramente meravigliato: “Ma possibile? Tanta fatica per esprimere degnamente il sacro testo!”

Già, caro e onesto sacerdote, curatore di anime, tanta fatica, e spesso non basta per esprimere ciò che è racchiuso in tante pagine del nostro repertorio e che i nostri Grandi hanno meditato a manifestazione del mistero liturgico e ad edificazione dei fedeli.

Già, ma essi credevano anche fermamente che a Dio e al “popolo di Dio” fosse dovuto quanto di più prezioso essi avessero saputo intuire e costruire. Oggi invece…

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Ma tralasciamo queste meste divagazioni poichè, frattanto, il maestro ha ripreso lena e la prova continua. Anzi, direi, infittisce.

Perchè ora si dà di piglio davvero alla musica e ogni imperfezione, ogni deficienza tecnica, ogni umana infermità é giocoforza appaia in evidenza alla luce della volontà che, lentamente ma fermamente, va dominando e plasmando la materia.

Come si avvertono ora, mano a mano che il maestro sottolinea ed esige, le difficoltà, le asprezze tecniche, le impurità vocali, le durezze di alcuni passaggi, di fronte alla cristallina serenità di certe pagine  e come si comprende ciò che significava per l’antica scuola la “purezza del canto”, quello di cui parlano con calore quasi religioso i vecchi trattati, quel canto che, pur aspirando ad una perfetta armonia, non doveva mai riuscir freddo; pur esprimendo compiutamente il fuoco del sentimento, doveva sempre rimaner composto di una compostezza etera, quasi trascendentale! Canto patetico lo chiamavano e lavoravano ore e ore, quotidianamente, per addestrare e conservare la voce a tutte le sue esigenze…

Ahi! Invece qui, guarda un po’, sentiamo all’improvviso un bemolle al posto di un bequadro. Il maestro interrompe senza dir nulla: silenzio imbarazzato di tutto il complesso.

Gli uomini, esperti, beati loro, aggrottano le ciglia e guardano severamente la sezione incriminata. Questa volta é toccata ai soprani. Senza dir nulla il maestro riprende qualche battuta addietro… Ahi! Ci risiamo. Nuova fermata.

Il maestro osserva un po’, con aria stupefatta, la sezione incriminata. “Da soli!”, intima.

I contralti sogghignano e si scambiano brevi, furtive occhiate compiaciute alle spalle dei loro compagni.

Rivalità di… sezioni!

Tratto da: Catena, P. Giovanni Maria, “La Cappella Sistina nella sua vita interna” in Cappella Sistina, (1964-1967)

Sometimes it is really incredible how much energy we need to analize deeper sacred music.

It is from this necessity of in-depth analysis and of overcoming what the mind and, more than this, the heart of the musician feel, facing the great pages of our traditional repertoire, the great respect which comes from inside us because of the highest ideals that our fathers meant and translated in the practice of the musical service for Liturgy.

It seems that their motto was: “ The most beautiful, the highest, the most sublime of all”. And these persons – sometimes giants in the world of art – worked and, struggled, in reverent humility (those, who studied a little sacred music history, know that these are not empty words) and reached peaks in front of which today we feel modest and unexperienced climbers.

A short time ago an old priest, who was present during a rehearsal, after following the long and difficult work to end a single phrase (music line, text, expressivity) sincerely amazing asked me: “Is it possible? All this work to express worthily a sacred text!” “

Yes, dear honest priest, soul curator, we have to work hard and sometimes it is not enough to express what is in so many pages of our repertoire and that our Great Ones meditated to show the liturgical mystery and to enlighten the faithful.

Yes, but they firmly believed we had to give the most precious things that we could create and build to for God and to for the people of God. Instead today…

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But let us skip these sad details, because in the meantime, the Maestro starts again and the rehearsal goes on. Indeed, I would say, it intensifies.

Because now we enter deeply into the music, and so it is mandatory that every imperfection, every technical lack, every human problem highlights under the will, which, slowly but firmly, rules and shapes the matter.

As we can hear now, meanwhile little by little the Maestro underlines and requests, the difficulties, the technical problems, the vocal impurities, the problems in some passages, in front of the clear calm of certain pages and understanding what meant for the old school the as “singing pureness”, about which the ancient essays talked with almost religious passion, that singing which, wishing the perfect harmony, had never to be cold; even showing completely the feeling’s fire, it had to remain calm with a heavenly, almost transcendent grace! They called it moving singing and worked for hours every day to train and to preserve the voice to all its needs…

Ouch! On the contrary here suddenly we listen to a flat note in the place of a natural note. The Maestro stops without talking: an embarrassed silence in all the choir.

The men, experts, lucky them, wrinkle their brows and look severely at the guilty section. This time is the sopranos’ turn. The Maestro starts again without saying anything… Ouch! Here we are again. Another stop.

The Maestro, perplexed, looks at the guilty section. “Alone!”, he commands.

The altos sneer and exchange short, furtive, satisfied glances behind their colleagues.

Rivalry of… sections!

From: Catena, P. Giovanni Maria, “La Cappella Sistina nella sua vita interna” in Cappella Sistina, (1964-1967)

(Translation by Marina Madeddu)