La voce degli angeli (XIII parte) / Angels’ Voices (Part thirteen) – (ita – eng) – Dr. Marina Madeddu

Cantoria nella Cappella Sistina / Choir loft in the Sistine Chapel

Nel salone delle prove prorompono le voci in un poderoso concertato palestriniano; voci di ragazzi squillanti e decise, voci di adulti gravi e potenti affermano e si ritraggono, si inseguono e si placano. Sembra un armonioso congegno uscito quasi miracolosamente dal cervello di un fabbro onniscente e onnipotente.

Frattanto in un’altra sala continua l’umile e costante lavoro che renderà possibile il rinnovarsi del miracolo. I ragazzi più piccoli, gli apprendisti, compitano sulla note: uno, due, tre, quattro. Oppure vocalizzano interminabilmente.

“Primo anno – ammonisco, riprendendo i piccoli irrequieti – anno di grossa fatica, di tecnica. Niente divertimenti, niente canzoncine allegre. Ginnastica ci vuole, ginnastica!”

E i vocalizzi riprendono: note tenute, scale, arpeggi, note filate. Tutto il repertorio tecnico, da capo e poi da capo, senza soste.

Battere il ferro finchè è caldo.

Respirazione, emissione e via come in un grande ritmo di danza; si prende fiato, con calma e si emette in lunghe volute di note sempre più armoniose, ora progredendo verso l’alto, ora ricercando sonorità più profonde, ma sempre cullati dalla forza di un ritmo iterno che si confonde col respiro e coi battiti del cuore.

Una concentrazione sempre crescente si dipinge sui volti dei giovanetti: alcuni chiudono gli occhi, altri guardano in alto, verso la luce.

Ecco, ora non sentono più nè fatica nè peso. Il fenomeno vocale li trasporta ed essi sono come librati in un equilibrio armonioso fichè l’esercizio ha termine, l’incanto è rotto e i ragazzi si distendono rumorosamente ma ridenti, felici.

Tratto da: Catena, P. Giovanni Maria, “La Cappella Sistina nella sua vita interna” in Cappella Sistina, (1964-1967)

The voices resound loudly in a strong Palestrina’s concertato in the big rehearsal room; bright and determined boys’ voices, powerful and deep adults’ voices affirm and come back, follow each other and calm down. It seems a harmonious device created almost as a miracle by the mind of an omniscient and almighty blacksmith.

In the meantime in another room it continues the humble and constant work that will make possible the repetition of the miracle. The younger boys, the apprentices, count the notes: one, two, three, four. Or they vocalise endlessly.

“First year – I warn, scolding the little vivacious ones – year of great effort, of technique. No fun, no happy songs. Gymnastics, we need gymnastics!”

And the vocalises start again: keeping sounds, scales, arpeggios, leaving sounds. All the technical repertoire again and again, without stopping.

We have to strike while the iron is hot.

Breathing, sound emission and we start again in a great dance rhythm; we breathe with calm and we give long, always more harmonious, notes, now going high, now searching for a deeper sound, but always cradled by the force of an inner rhythm, confused with the breath and the heartbeats.

An always increasing concentration appears on the face of the boys: some of them close their eyes, some others look up high, towards the light.

Now they feel no more strain and burden. The singing transports them and they feel like flying in a harmonious balance until the end of the exercise, when the enchantment ends and the boys relax loudly but smiling and happy.

From: Catena, P. Giovanni Maria, “La Cappella Sistina nella sua vita interna” in Cappella Sistina, (1964-1967)

(Translation by Marina Madeddu)