La voce degli angeli (XX) / Angels’ Voices (XX) (ita-eng) – Dr. Marina Madeddu

File0018Arrivano tutti tirati a lucido, in abito scuro, e tutti eccitati. Il gran momento è giunto.

L’attesa è carica di tensione molto ben nascosta però: i ragazzi ben difficilmente danno spettacolo delle proprie emozioni; perciò molti pensano che essi non ne abbiano o che la loro naturale leggerezza li riduca a una minima superficie.

La mia esperienza mi ha portato invece, pian piano, all’opposta conclusione. Di fronte all’impegno d’arte, il ragazzo dotato ed esperto si preoccupa, quanto e più dell’adulto. Solo non ama mostrarlo.

Fortunatamente l’attesa non è stata lunga (in genere ci preoccupiamo di evitare al possibile questi tormenti) e già sono chiamati a mettersi in fila…

E’ forse l’unica occasione in cui i nostri ragazzi si mettono in qualche modo in fila, salvo le rare apparizioni processionali in chiesa e questo, per mia personale antipatia alle file di qualsiasi genere. Perciò stentano un po’ a ordinarsi (prima i contralti o i soprani?). Gli uomini si accodano.

Si fa silenzio: é comparso il Maestro che si fa il segno della croce e recita tra i denti la preghierina. Tutti rispondono sottovoce, poi una porta viene aperta: “Pronti?” “Via!”

*

Il comparire in pubblico dei ragazzi un po’ impacciati e un po’ impettiti con le loro brave cartelline sotto il braccio suscita in genere uno scrosciante battimani che raddoppia alla fine quando con il naso in aria e la testa perennemente scompigliata compare il Maestro…

Intanto io… fuggo. Non riesco mai a resistere all’attesa dell’ultimo istante; sempre mi si rinnova una strana ansia, come se tutto il lavoro, svolto magari da mesi, dovesse chissà per quale strano o misterioso motivo, inciampare e naufragare proprio in quel breve silenzio eppure così profondo e minaccioso prima del gesto e dell’attacco risolutivo.

Fuggito ma, dal fondo della platea, intento e quasi ipnotizzato, trattengo il respiro….

 

Tratto da: Catena, P. Giovanni Maria, “La Cappella Sistina nella sua vita interna” in Cappella Sistina, (1964-1967)

They all come spit and polished, with a dark suit, and all excited.

But the waiting is full of very good hidden tension: the boys rarely show their feelings; so many people think that they do not have them or that their natural lightness reduces them to a minimal surface.

On the contrary my experience slowly led me to the opposite conclusion. Facing the artistic event, the gifted and expert boy is as worried as and more than the adults. But he does not show it.

Fortunately the waiting has been not so long (generally we avoid this kind of situations) and they are already called to form the a line…

Maybe it is the only occasion when our boys are, in some way, in a line, except the rare processional appearances in the church, and this because I personally do not like lines of any kind. So they find it hard to order themselves (first the altos or the soprano?). The men queue after them.

There is silence now. The Maestro has come, makes the sign of the cross and says a little prayer among through his teeth. All answer in a low voice, then someone opens a door: “Ready?” “Go!”

*

The appearance of the, a little bit clumsy and stiff, boys with their nice small folder under their arms generally causes a loud applause, which doubles at the end, when the Maestro comes with his nose in the air and his always ruffled head…

Meantime I… run away. I never resist at the waiting of to the last moment. I am always strangely nervous as if all the work, sometimes done in over months, should, who knows because of some strange or mysterious reason, stumble and fail exactly in that short, but deep and threatening moment before the gesture or the resolutive attack.

Ran away but, from the deep end of the parterre, concentrated and almost hypnotized, I hold my breath…

From: Catena, P. Giovanni Maria, “La Cappella Sistina nella sua vita interna” in Cappella Sistina, (1964-1967)

(Translation by Marina Madeddu)