La voce degli angeli (XXI) / Angels’ Voices (XXI) (ita-eng) – Dr. Marina Madeddu

Palestrina_image_02

Giovanni Pierluigi da Palestrina

Eccoli là i miei ragazzi; piccoli, più piccoli che mai nel grande spazio che li circonda e li sovrasta, nella gran folla che li divora con gli occhi e anch’essa attende; così pochi e con un tal peso da sollevare sulle fragili alucce delle loro giovani voci… Eccoli là con gli occhi fissi alla mano del Maestro e le piccole mani strette sui fogli sapienti! Come mi par di sentire dentro di me tutta la loro ansia, come mi pare di avvertire fisicamente alla mia gola tutta la tensione delle loro piccole gole ancora così poco esperte… Per fortuna non é un gran momento; un gesto ed ecco il miracolo! Nemmeno mi sembrano più loro quelle voci e quelle arcate, ma celesti; come se il palcoscenico fosse tanto lontano e tanto alto e di là essi, i miei ragazzi così piccoli e inesperti, inviassero quel loro messaggio che io stesso ho loro insegnato e che mi sembra adesso completamente nuovo.

Caro lettore, se tu hai un poco di pratica di queste cose, capirai che non ho affatto esagerato nè tentato, diciamo così, un po’ di poesia. (Avrai anche tu avuto occasione di provar simili sentimenti). Se poi non fossi pratico, non avessi avuto occasione, pensa perlomeno cosa significhi per chi certe cose le sente e le vive, veder concentrato, talvolta in brevi istanti, il lavoro appassionato di mesi, soprattutto quando le sorti sono affidate in definitiva a dei ragazzi, bravi, sprovveduti e cari.

A me dopo tante esperienze, é sempre sembrato un miracolo come essi riescano a vincere d’impeto certe battaglie che farebbero impaurire un esecutore più adulto e cosciente. Beata incoscienza, allora! Ma a me, scusate, é sempre sembrata una incoscienza diretta dalla mano di Dio.

Su questo punto ho dei ricordi meravigliosi.

Come dimenticare ad esempio l’immensa ala della melodia al “Dona nobis pacem” nel canone triplo della messa di Papa Marcello con quelle gigantesche impennate da sembrare impossibili alla voce dei ragazzi e che pure essi fecero risuonare con tanta bellezza e maestà, lo scorso anno, sotto le volte della maggior basilica fiorentina?

E nel medesimo concerto come superarono i ragazzi l’arduo scoglio del quartetto di voci bianche nello Stabat Mater a due cori, pure del Palestrina, ricreando quel magico momento di puro canto che sembra non potersi ascrivere a voci umane, ma angeliche?

E l’esecuzione dell’ultimo mottetto del “Cantico” palestriniano, tre anni fa alla sala dell’Accademia di Roma? Quel “Veni dilecte mi” che si inizia con una melodia quasi belliniana. Quale miracolo quei soprani che entrano soli, soli nel gran vuoto, per innalzarsi immediatamente nell’empireo dei nomi trascinandovi le altre voci in accordi perfetti, librati, e statici, come suprema estasi conclusiva del grande capolavoro.

Quel “Cantico dei Cantici” vetta della cantabilità palestriniana che ci sembrava già di toccar con mano e cui oggi, purtroppo, con i nuovi sviluppi della situazione nell’arte sacra, dobbiamo riguardare, accampati giù a valle, come a una vetta inaccessibile.

*

Malinconie… Già! Divagazioni!

Intanto il concerto é proseguito e lunghi applausi ci avvertono che é finito.

Corro ai camerini!

Non sto a descrivervi l’esplosione. Sono tutti eccitatissimi. Come è andata? e quel brano e quell’altro…

“E lo sbaglio? Ha sentito lo sbaglio?”

No, cari ragazzi. Ho sentito la musica e la vostra anima elevata al cielo.

Tratto da: Catena, P. Giovanni Maria, “La Cappella Sistina nella sua vita interna” in Cappella Sistina, (1964-1967)

I see my children; little, more little than ever in the big space around and above them, in the crowd which eyes them greedily and also waits; so few and with a huge weight to raise on the frail little wings of their young voices… Here they are with their eyes on the hand of the Maestro and their little hands with the wise music sheets! How I feel inside of myself all their stress, how it seems to me to physically sense in my throat all the tension of their little, not so expert throats… Fortunately it is not a great moment; a gesture and then the miracle! It seems to me no more that those are their voices and arches, but of the Heavens; as if the stage is so far and high and from there my little and not so expert boys send the message that I taught to them and now it seems completely knew to me.

Dear reader, if you know a little of these things, you will understand that I do not exaggerate nor attempt, if I can say so, a little bit of poetry. (You have had occasions to have these feelings). But if you had not this occasion, just think what it means for those, whom feels and lives such things, to see concentrated, sometimes in a few minutes, the passionate work of months, most of all when everything is in the hands of clever, unprepared and dear boys

After many experiences it seems to me always a miracle that they can suddenly win certain battles, which can scare a more adult and aware performer. So lucky recklessness! But for me, I beg your pardon, it is always seems a recklessness directed by God’s hand.

I have wonderful memories upon about that.

How can I forget, for example, the huge wing of the melody of “Dona nobis pacem” in the triple canon in the Pope Marcellus Mass, with those so huge outbursts to seem impossible for the boys’ voice and which they made resound with so much beauty and majesty last year under the vaults of the biggest Florentine basilica?

And in the same concert, how did they overcome the difficult obstacle of the treble voices’ quartet in the Stabat Mater for double choir, always by Palestrina, recreating that magic moment of pure singing, which does not seem to be human, but coming from the angels?

And the performance of the last motet of the Palestrina’s “Canticles” three years ago in the Accademia di Roma? That “Veni dilecte mi” which begins almost with a melody of Bellini’s melody. What a miracle those sopranos who begin alone, alone in the great void, raising immediately in the ethereal region of the names, dragging the other voices in perfect, balanced, static accords, as supreme final ecstasy of the great masterpiece.

That “Canticle of Canticles” highest point of Palestrina’s cantability, which we almost touched and today, unfortunately, because of the new developments in the situation of sacred music, we have to see, encamped in the valley, as an impossible mountain peak.

*

Sadness… Yes! Divagations!

In the meantime the concert went on and the long applauses tell us that it is ended.

I ran to the changing rooms!!

I do not describe the blast. All are so excited. How it was it? And that piece and the other…

“And the mistake? Have you heard the mistake?”

No, dear boys. I listened to the music and to your souls raised in Heaven.

From: Catena, P. Giovanni Maria, “La Cappella Sistina nella sua vita interna” in Cappella Sistina, (1964-1967)

(Translation by Marina Madeddu)