L’arte ci salverà? (ita) – M° Aurelio Porfiri

Per motivi personali ieri sono entrato nella Chiesa di Santa Maria del Popolo. Questa chiesa, affidata agli agostiniani da centinaia di anni, ti mozza il fiato con la sua ricchezza artistica e con lo scintillio dei suoi marmi e ori. Anche il ricchissimo banchiere Agostino Chigi è sepolto nella suddetta Chiesa, in una cappella le cui proporzioni scintillano nelle forme perfette. Non è sorprendente quando sappiamo che a lavorarci furono Raffaello e Gian Lorenzo Bernini. Nel cuore ero sopraffatto da tanta bellezza che contrasta la mediocrità, anche artistica, in cui la Chiesa Cattolica e la sua più grande ricchezza, la liturgia, si viene a trovare. Ho potuto constatare di persona come molti sacerdoti oramai non capiscono che la più grande ricchezza che possono offrire ai fedeli è l’arte resa splendida dalla liturgia.

Chi non capisce questo, non coglie uno dei nodi centrali del Cristianesimo, in cui il “più bello dei figli dell’uomo” volle farsi carne, forma, soggetto artistico, per la nostra salvezza.

Se si esce da Santa Maria del Popolo ci si immette in piazza del Popolo, con la prospettiva perfetta e geometricamente accurata degli spazi circostanti. La sensazione di proporzione, armonia, bilanciamento che ci inonda l’animo ci eleva ad una sublimazione del bello che l’occhio cattura ma non capisce pienamente. Le molte parole da prediche, omelie, discorsi, ci sembrano talvolta vuote perché non ci toccano nel profondo, mentre queste sensazioni vanno diritte nella nostra parte più profonda dove vive, per tornare a Sant’Agostino, l’uomo interiore.