Le buone ragioni per dirsi conservatori anche nel XXI secolo / Good reasons to define ourselves as conservative even in the XXI century (ita-eng) – Dr. Marcello Veneziani

Il conservatore non è un imbalsamatore. Semmai un tedoforo. Vi sono invece a mio parere quattro buone ragioni per dirsi conservatori nel corrente anno. Provo a dirle nel modo più semplice, come si addice ai conservatori.

1) Per cominciare non riusciremo mai a salvaguardare l’Italia, la sua ricchezza, i suoi beni artistici e culturali se non acquisiremo la mentalità che c’è qualcosa di prezioso da conservare e proviene dal nostro passato. Si potrà mai fare vera conservazione dei beni culturali se si demonizza l’espressione conservare o la si riduce a quella chimicamente sospetta dei conservanti per gli alimenti? Se non coltivi la memoria, se non ami la tua storia, la tua tradizione, il tuo passato e le sue glorie, e le cose che esistono, non potrai mai tutelarle e valorizzarle.

2) Secondo tema su cui insisto è la connessione verticale. È necessario vivere connessi, ma non solo al proprio presente e non solo in latitudine, ma anche al passato e in profondità. Alla connessione orizzontale, garantita soprattutto da internet, è bene affiancare la connessione verticale, con la storia da cui proveniamo. Il conservatore fonda la sua proposta e la sua visione su un patto di sangue e di anima tra le generazioni. Non è un singolo ma un erede gravido.

3) Terza ragione: nell’epoca del consumo rapido di vite, legami, affetti e merci, è bello scoprire la gioia delle cose durevoli, la continuità di una vita e scorgere in pieno movimento e mutamento punti fermi e riferimenti saldi, e distinguere nella provvisorietà di tutto alcuni orientamenti permanenti. Benché nemico dell’ottimismo, il conservatore non cede al catastrofismo, perché il suo sguardo lungo gli consente di dire che non andiamo né verso il migliore dei mondi possibili né verso l’ecatombe, i disagi cambiano aspetto ma ci sono sempre stati; questa non è la fine del mondo, semmai è una fine, si chiude un ciclo, un’epoca, non è l’apocalisse. Nihil sub sole novi, o meglio, in ogni mutamento ci sono analogie, ripetizioni e costanti; in ogni guadagno c’è una perdita, e viceversa.

4) Infine, la quarta ragione che le raccoglie tutte: il conservatore non è antagonista dei cambiamenti, dello sviluppo e della tecnica, ma vuole compensarli. Oggi più di ieri la conservazione è un principio di compensazione, non di reazione o d’opposizione alla realtà. Il conservatore bilancia la fretta con la lentezza, il globale con il locale, la tecnica con la cultura, l’artificiale con il naturale, la novità con la memoria, la mobilità con le radici. E ciò corrisponde a un’esigenza biologica perché abbiamo bisogno sia di novità e fratture che di sicurezze e persistenze. Il conservatore è realista, ha senso della misura, dei limiti e dei confini, sa che la vita inspira ed espira, ha sistole e diastole, è andata e ritorno.


A conservative is not an embalmer, but a torch-bearer. In my opinion, instead, there are four good reasons to define ourselves as conservative in the present year. I will try to explain them in the simplest way, as conservatives do.

1) We will never save Italy, its richness, its and cultural and artistic heritage if we do not have the mentality that there is something precious to preserve, and that comes from our past. Will we be able to preserve our cultural heritage, if we demonise the expression conservation or reduce it to the chemically suspicious preservatives present in the food? If you do not preserve memory, if you do not love your history, your tradition, your past and its glories, and the things that exist, you will never protect and value them.

2) The second point, on which I insist, is the vertical connection. It is necessary to live connected not only to our present and not only in latitude, but also to our past, and deeply. With regard to the horizontal connection, most of all given provided by the internet, it is good to place side by side the vertical connection, with the history from which we come. The conservative bases his proposal and his vision on a blood and soul pact among generations. He is not a single person, but he is a pregnant heir.

3) Third reason: in the era of speedy consumption of lives, bonds, feelings and goods, it is beautiful to discover the happiness of durable things, the continuity of a life and to see in the movement and changes fixed points and strong references, and to distinguish them in the temporary nature of all some permanent orientations. Although he is an enemy of optimism, the conservative does not give up to catastrophism, because his long gaze allows him to say that we are not going towards the better among the possible worlds, nor towards the slaughter; the inconveniences change, but they are always there; this is not the end of the world, but an end; a cycle, an era closes, but it is not the apocalypse. Nihil sub sole novi, or better, in every change there are analogies, repetitions and permanent features; in every profit there is a loss, and vice versa.

4) Finally here it is the fourth reason, which collects all the others: the conservative is not against changes, development and technology, but he wants to compensate them. Today more than yesterday the preservation is a principle of compensation, not of reaction or of opposition to reality. The conservative balances the haste with the slowness, the global with the local, technology with culture, artificial with natural, newness with memory, mobility with roots. It is how it corresponds to a biological need, because we need of both newness and breaks, and certainties and persistencies. The conservative is a realist, has the a sense of measure, of limits, of borders; he knows that life inhales and exhales, has systole and diastole, is going and coming back.

(Translation by Marina Madeddu)