Ma che vergogna è questa? (ita) – M° Aurelio Porfiri

Io non sono mai stato contro il Concilio Vaticano II, mi sono spesso espresso contro la cattiva ermeneutica del Concilio e ancora lo faccio, ma non ho mai pensato quello che alcuni pensano del Concilio, in special modo in riferimento alla riforma liturgica. Ma ogni volta che mi capita di assistere ad una Messa qui a Roma mi domando: ma è questo quello che voleva il Concilio? Sarà mai possibile che la Chiesa Cattolica ha scelto di degradare la bellezza della sua liturgia e della sua musica ad un livello così osceno che si fa fatica a restare in Chiesa? Mi si dice che a Roma non tutte le Messe hanno un contorno di musica oscena. Ora, io ne ho girate parecchie e potrei dire che quelle che si salvano saranno un 10% ad essere proprio molto ottimisti. Per il resto è una tragedia. E il problema è che è voluta.

Io non ho mai sposato le teorie complottistiche che hanno avuto buona stampa anche in tempi passati, la massoneria che ha contribuito al disfacimento della solennità e dignità della liturgia e via dicendo, ma devo dire che nei fatti sembra veramente ci sia un complotto per fare in modo che la situazione sia questa e che non cambi. Sacerdoti che difendono a spada tratta i loro gruppetti di ragazzi che si sgolano ad un microfono con canti da debosciati mentre lasciano volentieri alla porta professionisti che hanno esperienza e che potrebbero aiutare a risollevare la situazione (ma i gruppetti di ragazzi fanno tutto gratis, naturalmente). Quando non ci sono i gruppi dei “ggiovani” ci sono naturalmente posizioni riservate solo a sacerdoti. Per dirigere un coro è necessaria l’ordinazione sacerdotale? Quindi per dire la Messa sarà valido il diploma del conservatorio? E si parla tanto del ruolo dei laici, ma fatemi il piacere e vergognatevi! L’olezzo del clericalismo a Roma è così soffocante che oramai non si sente più.

Ci sono chiese che avrebbero risorse per sostenere organisti o maestri ma non vogliono, preferiscono mettere i soldi da parte e incassare i ricchi affitti che si accumulano poi nei conti correnti bancari. Ci sono congregazioni che gestiscono alberghi o locali di pregio e stranamente quando ci sono organisti o maestri che chiedono di essere riconosciuti come lavoratori (la mercede dell’operaio) i soldi non ci sono mai, essi devono vivere in povertà e fare tutto gratis e grati della possibilità di poter fare musica in quella data chiesa. Ma che vergogna è questa?

Si dice che certa musica dallo stile pop piace alla gente. Ma la Messa non è superclassifica show o MTV dove bisogna che il prodotto attrae il consumatore, la musica nella Messa ha esattamente la funzione di prenderci dal mondo in cui viviamo per elevarci ad un mondo soprannaturale, non lasciarci dove siamo. Ma i primi che difendono quegli stili non adeguati sono spesso (non sempre) i parroci, che purtroppo non hanno ricevuto una formazione adeguata nel canto liturgico o sono stati imbevuti di canti sentimentalistici che vanno per la maggiore.

Un Maestro conosciuto, oramai con una certa età, mi ha detto che lui oramai ha fatto quello che ha fatto ma che gli dispiace per me e quelli come me ancora relativamente giovani che devono vivere (o morire?) in questo disastro in cui siamo oggi. Un disastro che non vede una via di uscita. Ricordiamo che malgrado le parole di Papa Benedetto XVI e quelle di Papa Francesco sul clericalismo, l’epicentro dello stesso è proprio il vaticano anche per quello che riguarda la musica liturgica. Perché non mandano i sacerdoti nelle parrocchie a confessare e non danno fiducia ai tanti laici (e ancora ci sono, ma per poco) che potrebbero ridare lustro a istituzioni musicali oramai in decadenza. Come mai non notano che gli stupendi cori delle cattedrali inglesi sono quasi tutti diretti da professionisti laici e non da chierici?

Io ammetto che mi vergogno di questa situazione, potevo aspettare una mediocrità in terre lontane ma al centro del cattolicesimo vivere questa situazione fa veramente perdere la fede. Ripeto, voleva questo il Concilio? Io continuo a dire di no. Allora, diciamocelo chiaro: chi è che lo vuole?