Musica e liturgia alla deriva (ita) – M° Aurelio Porfiri

La liturgia e la musica liturgica sono in profonda crisi. È inutile girarci intorno e fare i medici pietosi. Non a caso ho citato le due cose insieme, perché simul stabunt, simul cadent. E il problema non è la riforma liturgica, certamente è la direzione che la riforma liturgica ha preso; ma anche questo va circostanziato. Il problema certamente parte da lontano, da prima del Concilio, da un malinteso rapporto fra pastoralità liturgica e solennità della celebrazione.

La musica liturgica ora è smarrita, una malata di malanni vari che vanno dalla progressiva effeminatezza di molte recenti produzioni alla predominanza dell’elemento primitivo, dal disprezzo della bellezza a scapito della funzionalità alla perdita di senso estetico/estatico, dal clericalismo invadente e soffocante alla bieca ignoranza del clero stesso e molti altri. Questi sono i mali della musica liturgica (e della liturgia). Si può avere una celebrazione degna e solenne nella forma ordinaria del rito romano e una celebrazione scadente nella forma straordinaria dello stesso; qui non si fa questione di passato o presente, ma si cerca di andare alla radice della liturgia stessa e del ruolo della musica in essa. I mali che ho citato ed altri che non ho incluso, stanno erodendo ogni senso di ciò che è bello, buono e giusto. Il laicato è spesso visto come una ruota di scorta da usare se non ci sono preti o suore disponibili per muovere le manine e “dirigere” il coro. E tutto questo mentre Papa Francesco si illude di poter sradicare il bieco clericalismo che si è oramai metastatizzato nel ventre stesso della Santa Madre Chiesa. La musica liturgica è una cartina di tornasole, ma importante perché alcuni dei suoi mali sono i mali di cui soffre la liturgia e in conseguenza, la Chiesa tutta. Non sarà insensato dare uno sguardo a questi mali e cercarne le radici ipotizzando delle possibili soluzioni.

Non ho elementi per essere ottimista ma la speranza cristiana deve spingerci a cercare di essere positivi, non nel senso dell’ottimismo a tutti i costi diffuso da suore spiritate e preti spiritosi, ma quell’ottimismo che fa i conti con il sano realismo. Cerchiamo di guardare in faccia la realtà ed andare avanti.