Notazioni gregoriane / Gregorian notations (ita-eng) – Prof. Nino Albarosa

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Una pagina del Codice 776 della Biblioteca Nazionale di Francia / A page of the 776 manuscript in the National Library of France

Quante sono le notazioni gregoriane? Certamente molto più di quanto non si pensi. Le più famose e perfette sono due, come si è già detto, la notazione di San Gallo e quella di Laon; ma, appunto, non sono le sole. Ci sono notazioni adiastematiche, che cioè non indicano intervalli; e notazioni diastematiche, che non sono antiche come le prime, pur se antiche, che indicano invece gli intervalli. Due sono fra le più importanti: quella di Benevento, su rigo, che non solo indica gli intervalli, ma pure le versioni melodiche più antiche. Leggendo bene gli intervalli beneventani, si sa bene come fondamentalmente si cantava quando gli intervalli, date le notazioni adiastematiche, non erano leggibili nelle altezze e bisognava conoscere le melodie a memoria. Così pure la notazione aquitana, rappresentata in codici splendidi, come il 776 della Biblioteca Nazionale di Francia (Parigi). Avviandosi il gregoriano a segnare le altezze, i due ultimi codici tuttavia, malgrado la loro bellezza e la loro preziosità melodica, non valgono certamente quanto i codici adiastematici.


How many Gregorian notations are there? For sure more than you can think of. The most famous and perfect are two, as I already said, St. Gall notation and Laon notation; but they are not the only ones. There are adiastematic notations, which do not indicate intervals, and diastematic notations, which are not so ancient as the first ones, although they are ancient, which instead indicates intervals. Among them two are most important: the Beneventan one, on the line, which not only indicates intervals, but also the more ancient melodic versions. Reading carefully the Beneventan intervals, it is clear how fundamentally they sang when intervals, given the adiastematic notations, were not readable in the high pitches and it was necessary to know them by heart. So also the Aquitanian notation, represented in wonderful manuscripts, such as the 776 manuscript in the National Library of France (Paris). As Gregorian went to indicate the high pitches, the last two manuscripts, nevertheless their beauty and their melodic preciousness, are not so worthy as the adiastematic manuscripts.

(Translation by Marina Madeddu)