Nuova teologia, vecchi problemi / New Theology, Old Problems (ita-eng) – Fr. Giovanni Cavalcoli

201208101215500Oggi la teologia è bloccata in uno scontro sterile e senza esclusione di colpi fra lefevriani, impropriamente detti “tradizionalisti”, e modernisti, spesso chiamati falsamente “progressisti”. Questo increscioso conflitto si sta trascinando, ormai incancrenito, dalla fine del Concilio Vaticano II, ed attiene fondamentalmente al problema della giusta interpretazione del Concilio. In un litigio a non finire, sembra di assistere alle esasperanti ed interminabili contrapposizioni di trincea sul Carso della prima guerra mondiale.

Nessuno cede, ma nessuno avanza. Ognuna delle due parti pretende di rappresentare lei sola la teologia cattolica accusando l’altra di eresia (i lefevriani) o di anacronismo e vecchiume (i modernisti). O litigano fra di loro o si ignorano a vicenda.
I modernisti sono molto più numerosi dei lefevriani. Questi conducono una polemica serrata e senza tregua. Gli altri, sentendosi padroni della Chiesa, affettano indifferenza e disprezzo. Par di assistete allo scontro fra un botolo ringhioso e un cane di razza. Il primo abbaia a tutto spiano per farsi notare; il secondo lo guarda ironicamente con aria di indifferenza e di superiorità.

E’ chiaro come tutto questo chiasso e queste escandescenze, divulgati da infinite pubblicazioni a stampa, da mille riviste, conferenze, congressi, manifestazioni popolari, dibattiti TV, siti web, articoli di giornale e lezioni di scuola, disturbano e distraggono da un lavoro teologico veramente serio, ecclesiale, proficuo, costruttivo, scientifico e sereno. Infatti questo spirito di parte è penetrato in tutti gli ambienti teologici, persino in quelli accademici delle facoltà pontificie.

Nell’attuale cosiddetta e sbandierata Chiesa del dialogo e della “diversità”, non c’è modo che l’uno accetti la diversità dell’altro, non c’è verso di mettere a contatto e di far dialogare tra di loro i contendenti, portandoli all’umile riconoscimento dei loro difetti, nonchè alla messa in comune ed allo scambio delle loro buone qualità, che ovviamente non mancano, e che, se reciprocamente collegate ed integrantesi fra di loro, sarebbero una benedizione per la Chiesa.

Si tratta, il lettore intelligente ha già capito, della congiunzione tra di loro di valori essenziali: da una parte la tradizione, dall’altra il progresso; da una parte la fedeltà, dall’altra il rinnovamento e la riforma; da una parte l’unità, immutabilità ed oggettività della fede, dall’altra il pluralismo, il senso della storia e la libertà di opinione e di ricerca; da una parte la Chiesa di ieri e dall’altra la Chiesa di oggi, che è sempre la stessa Chiesa e nessuno lo capisce. C’è chi parla di una Chiesa “ribaltata” da raddrizzare e c’è chi afferma che la Chiesa non è mai andata così bene come adesso.

I teologi veramente cattolici, come per esempio i tomisti, i ratzingheriani e i maritainiani, fedeli al Magistero della Chiesa e al Papa, da S.Pietro a Papa Francesco, i quali condividono senza riserve la dottrina cattolica nella sua integralità, sono purtroppo una minoranza, spesso senza mezzi, insidiosamente corteggiata dai lefevriani ed oppressa dai modernisti, inascoltata ed offesa da entrambi, tentata di spostarsi verso uno o l’altro dei due partiti, ognuno dei quali si oppone al partito opposto come la verità all’errore, il bene al male.

Per questo, nessuno di due partiti ammette la liceità e la necessità di una terza posizione, super partes, intermedia, mediatrice ed equilibratrice. La considerano impossibile o un doppio gioco, una contraddizione o una mezza misura, come avviene in politica, per cui per i comunisti, chi non è comunista è fascista e per i fascisti, chi non è fascista è comunista. Così per i lefevriani, tutti coloro che non stanno con loro, sono modernisti e per i modernisti, tutti gli altri sono lefevriani.
E’ chiaro che in questa dolorosa e scandalosa vicenda, dannosa alle anime ed all’espansione della Chiesa, una suprema responsabilità chiarificatrice, conciliatrice e pacificatrice spetta al Papa, supremo custode della fede, della sana teologia e dell’unità della Chiesa.

Egli sta prodigandosi in questa difficilissima opera, che supera le semplici forze umane. Collaboriamo con lui, appoggiamolo, soprattutto con la preghiera e siamo certi che gli animi adesso esacerbati da un conflitto fratricida, troveranno le vie della pace nella verità.


Today theology is blocked by a sterile fight and with no holds barred between lefebvrians, improperly so-called “traditionalists”, and modernists, often falsely called “progressivists”. This unpleasant, already gangrenous conflict has gone on since the end of the Second Vatican Council, and fundamentally concerns the problem of the right interpretation of the Council. In a never ending discussion, it seems like the irritating and endless trench contrasts on the Karst plateau during the First World War.

Nobody gives up, but nobody goes on. Everyone of the two parts claims to represent the Catholic theology accusing the other of heresy (lefebvrians) or of anachronism and of old-fashioned ideas (modernists). They discuss or ignore each other.
Modernists are more than lefebvrians. The ones fuel a dense argument and without pausing . The others, believing to rule the Church, show indifference and disdain. It seems to assist to a fight between a snarling pooch and a pedigree dog. The first one barks loud to be noticed; the other one looks at it ironically with indifference and superiority.

It is clear how all this noise and violent discussions, spread through infinite printed publications, thousands of magazines, conferences, congresses, popular demonstrations, TV talk shows, websites, newspaper articles and school lessons, disturb and distract from a really serious, ecclesial, fruitful, productive, scientific and serene theological work. In fact this partiality spirit is penetrated in all the theological environments, also in the academic ones of the papal universities.

In the today so-called and flaunted Church of dialogue and of “diversity”, there is no way that one can accept the diversity of the other, it is impossible to put in contact and to let the opponents talk between each other, leading them to the humble recogniztion of their defects, and also to the sharing and exchange of their good qualities, which of course there are, and which, if reciprocally linked and united with each other, could be a blessing for the Church.

It is, as the intelligent reader understands, the conjunction of two essential values: on one hand tradition, on the other hand progress; on one hand loyalty, on the other hand renewal and reform; on one hand unity, unchanging and objectivity of faith, on the other hand pluralism, sense of history and opinion’s and research’s freedom; on one hand the Church of yesterday and on the other hand the Church of today, which is always the same Church and nobody understands it. Someone talks about an “overturned” Church to straighten and someone else says that the Church has never been so as good as now.

Real Catholic theologians, like for example tomists, Ratzinger and Maritain followers, loyal to the Church’s Magisterium and to the Pope, from Saint Peter to Pope Francis, who agree completely with the Catholic doctrine in its entirety, are unfortunately a minority, often without means, insidiously courted by lefebvrians and oppressed by modernists, unheard and offended by both of them, tempted to move towards one or the other, every one of which stands opposite to the other part as the truth against mistake, as good against evil.

For this reason none of the two parties admits the lawfulness and the need of a third intermediate, mediator and balancing, super partes opinion. They consider it impossible or a double game, a contradiction or a half measure, as it happens in politics, so that for communists, those who are not communist are fascist and for fascists those who are not fascists are communist. It is the same for lefebvrians: all, who does not think like them, are modernists and for modernists all the others are lefebvrians.

It is clear that in this painful and scandalous situation, which is dangerous for the souls and for the expansion of the Church, a supreme, explaining, conciliator and peacemaker responsibility is up to the Pope:, supreme faith’s, right theology’s and Church unity’s guardian.

He lavishes himself in this difficult work, which overtakes these simple human forces. Let us collaborate with him, let us support him especially through prayers and we are sure the souls now heightened by a fratricide conflict will find the way of to the peace in the truth.

(Translation by Marina Madeddu)