Passi essenziali per una buona respirazione / Essential Steps To Good Breathing (ita-eng) – M° Antonio Juvarra

Federico-Zandomeneghi-La-leçon-de-chant-e1416004746380La scuola del belcanto ha sempre considerato il respiro come la chiave di accesso, la scala grazie a cui si ascende dal piano terra del parlato ai piani alti del canto. “Scuola del respiro” era chiamato dai belcantisti lo studio del canto, ma la domanda che si pone, è: perché questa formula oggi non funziona più ?

Per un motivo molto semplice: la trasformazione della ‘scuola del respiro’ (dove era il cantante ad andare a lezione dal respiro e non viceversa…), in ‘scuola dei muscoli respiratori’ ( dove questi diventano oggetto di cervellotiche ‘tecniche’ di addomesticamento..)

Respirare è una di quelle cose che non abbiamo bisogno di imparare, perché è parte sostanziale di noi, tant’è che ‘psiche’ e ‘anima’ etimologicamente significano ‘fiato’.

Il respiro non è qualcosa che si ‘fa’. E’ sbagliato dire: “Respiro un respiro”. L’idea giusta è: “Il Respiro mi respira…”

Il respiro è come un’onda che sale dal centro del corpo fino alla sommità del petto per poi discendere, e che, come un’onda, può essere solo cavalcata, ma non ‘controllata’…

Esistono due respirazioni naturali, ossia due vere respirazioni: quella superficiale del parlato e quella globale di quando siamo al mare. A creare il canto è quest’ultima.

La vera respirazione non è una somma di controlli muscolari localizzati, ma un movimento fluido, un processo. Fondamentale è cogliere la natura di momento passivo di distensione-espansione-elevazione dell’inspirazione, come accade nel sospiro di sollievo, il quale rappresenta il modello di respirazione del canto.

Una volta realizzato questo naturale ‘reset’ che nasce nel centro del corpo, si lascia che le sue ‘onde di distensione’ si estendano fino alla gola, creando lo spazio senza pareti del canto. Il suono nascerà spontaneamente sul movimento naturale dell’espirazione, che rappresenta la fase discendente della parabola del sospiro di sollievo, senza nessun tentativo di mantenere staticamente la stessa apertura della fase inspiratoria, ma sulla scia della sua sensazione di distensione, e senza nessun tentativo di fermare l’aria per far coincidere l’inizio del suono con l’inizio dell’espirazione.

Questo mirabile fenomeno acustico-aerodinamico ed estetico ha preso il nome di ‘canto sul fiato’.


Bel canto school always considered breath as the enter key, the staircase on which you go from the ground floor of the spoken to the high levels of the singing. The singing school was called “Breath school” from bel canto artists, but our question is: why does this method not work anymore?

The reason is very simple: the transformation of the “breath school” (where the singers took lessons from the breath and not vice versa…), into a ‘breath muscles’ school’ (where these were protagonists of odd taming ‘techniques’…)
We do not need to learn to breathe, because it is a substantial part of us, in fact ‘psyche’ and ‘soul’ mean etymologically ‘breath’.

The breathing is not something that you “do”. It is wrong to say: “I breathe a breath.”. The right idea is: “the breath breathes me…”

A breath is like a wave which rises from the centre of the body to the highest part of the breast and then it goes down, and, like a wave, it can only be ridden, but not ‘controlled’…

There are two natural respirations, two real respirations: the superficial one of the spoken and the global one when we are at the sea. This last one creates the singing.

Real respiration is not the sum of local muscles’ controls, but a flowing movement, a process. It is fundamental to understand the nature of the passive moment of relaxation-expansion-elevation of inhaling, as it happens in the relief breath, which is the model of respiration in singing.

When you have realized this natural ‘reset’ which comes from the centre of the body, you have to let go its ‘relaxation waves’ to the throat, creating the space without walls of the singing. The sound will come spontaneously in the natural movement of expiration, which represents the descending phase of the relief breath’s parabola, without any try attempt to keep in a static way the same opening of the inhaling phase, but on the way of its sensation of relaxation, and without any try attempt to stop the air to let the beginning of the sound correspond with the beginning of expiration.

This wonderful acoustic-aerodynamic and aesthetic phenomenon is called ‘singing on the breath’.

(Translation by Marina Madeddu)