Perché dobbiamo ancora parlare di San Tommaso d’Aquino? / Why do we still have to talk about Saint Thomas Aquinas? (ita-eng) – Fr. Giovanni Cavalcoli

640px-Thomas_Aquinas_in_Stained_GlassGli amanti della verità si accorgono del fatto che la verità, pure essendo soggettivamente una, in quanto adeguazione del pensiero all’essere, ha una duplice sorgente oggettiva: la verità di ragione, che scopriamo partendo dall’esperienza e dalle evidenze incontrovertibili del senso comune. E procedendo col ragionamento, essa ci porta alle conclusioni e certezze della scienza, della storia, della morale, filosofia, della metafisica e della teologia naturale; e la verità di fede, che ci viene comunicata dalla rivelazione di Gesù Cristo, contenuta nella Scrittura e nella Tradizione e trasmessaci dal Magistero della Chiesa.
Il Magistero della Chiesa ci insegna anzitutto le verità di fede, che essa formula negli articoli di fede e nei dogmi. Ma, siccome queste verità rivelate da Dio presuppongono la verità naturale conseguita dalla nostra ragione, in particolare dalla filosofia, la Chiesa opportunamente si premura anche di indicare quei maestri o quei teologi, che meglio di altri, aiutano la nostra ragione ad accostarsi validamente e fruttuosamente alla verità rivelata.
Da qui e in questa luce i numerosi interventi della Chiesa lungo i secoli, tesi ad indicare anche dottrine umane da seguire ed altre da evitare, al fine di un’autentica e migliore comprensione della Parola di Dio. Da qui i numerosissimi interventi pontifici dalla morte del Dottore Angelico nel sec.XIII, fino ad oggi, a favore della dottrina di S. Tommaso d’Aquino, con particolare insistenza e abbondanza di indicazioni, soprattutto a partire dal pontificato di Leone XIII nel sec. XIX, fino all’enciclica Fides et Ratio di S. Giovanni Paolo II.
In questo contesto, il Concilio Vaticano II, peraltro per la prima volta in tutta la storia dei Concili, raccomanda un teologo come guida nell’educazione cattolica, nell’indagine teologica nella formazione sacerdotale: S. Tommaso d’Aquino.
L’Aquinate è raccomandato “per illustrare integralmente quanto più possibile i misteri della salvezza, per approfondirli e vederne il nesso per mezzo della speculazione” (Optatam totius, 16). Ed inoltre il Concilio decreta che, “indagando molto accuratamente le nuove questioni e ricerche poste dall’età che si evolve, si colga più chiaramente come fede e ragione si incontrino nell’unica verità seguendo le orme dei Dottori della Chiesa, specialmente S. Tommaso d’Aquino” (Gravissimum educationis, 10).
Il compito dei tomisti di oggi, come si evince dalle indicazioni conciliari – e qui troviamo un grande esempio in Jacques Maritain, egli pure raccomandato dal Beato Paolo VI e da S. Giovanni Paolo II -, è quello di arricchire la dottrina del Dottore Comune della Chiesa per mezzo di una sapiente e vasta opera di discernimento, che sappia, alla luce della fede, del Magistero della Chiesa e dei princìpi di S. Tommaso, accogliere i valori del pensiero e delle culture moderne, confutandone gli errori, così da offrire al popolo di Dio un consolidamento e avanzamento nella fede e nelle virtù umane e cristiane, e lo stimolo per una nuova evangelizzazione.


People, who love truth, know that truth, although being subjectively one, as it is adaptation of thought to the reality, has a double objective source: the reason’s truth, which we discover starting from experience and from the undeniable facts of common sense. And going on with reasoning, this fact leads us to conclusions and to the certain knowledges of science, history, morals, philosophy, metaphysics and natural theology; and faith’s truth, that we learn through Jesus Christ’s revelation, included in the Scriptures and the Tradition and given to us from the Church’s Magisterium.
The Church’s Magisterium teaches us first of all faith’s truths, which are indicated in faith’s rules and dogmas. But, as these truths revealed by God presume the natural truth achieved by our reason, in particular from philosophy, the Church conveniently ensures also to indicate teachers and theologians, who, better than others, can help our reason to go near the revealed truth effectively and fruitfully.
The various Church’s interventions over the centuries come from this context, and they indicate also the human doctrines to follow and others to avoid, to understand better and authentically the Word of God. In this context we have to see the many papal interventions after the death of Doctor Angelicus in the XIII century, until now, in favour of Saint Thomas Aquinas’s doctrine, with particular insistence and abundance of indications, most of all starting from the pontificate of Leo XIII in the XIX century, until the Encyclical Fides et Ratio by Saint John Paul II.
In this context, the Second Vatican Council, for the first time in all Councils’ history, recommends a theologian as a guide in Catholic education, in theological research, in priesthood formation: Saint Thomas Aquinas.
He is recommended to “illumine the mysteries of salvation as completely as possible, (…) to penetrate them more deeply with the help of speculation” (Optatam totius, 16). And furthermore the Council decrees that “deeper understanding in these fields may be obtained and that, as questions that are new and current are raised and investigations carefully made according to the example of the doctors of the Church and especially of St. Thomas Aquinas,” (Gravissimum educationis, 10).
The thomists’ task today, as we can understand from the Council’s indications – and here we find a great example in Jacques Maritain, also recommended by Blessed Paul VI and by Saint John Paul II −, is to enrich Doctor Communis‘ doctrine through a wise and wide discernement work, which knows, through faith, the Church’s Magisterium and Saint Thomas’ principles, how to embrace the values of modern thought and cultures, rejecting their mistakes, so to offer to the people of God a reinforcement and a progress in faith and human and Christian virtues, and the incentive to a new evangelization.

 (Translation by Marina Madeddu)