Preghiera disperata / Desperate Prayer (ita-eng) – Fr. Serafino Tognetti

mani1Non solo i Salmi, anche il Vangelo è pieno di grida: degli zoppi, dei ciechi, dei muti (ahimè, essi non gridano, ma fanno dei gesti).
Quando il cieco va davanti al Signore e Gesù gli chiede: “Cosa vuoi che ti faccia?”, il cieco grida: “Signore, che io veda!” Ovviamente. Che cosa può volere un cieco? E la risposta: “Va’, ti sia fatto secondo la tua fede.”
Così anche nella vita dei santi. Un aneddoto racconta che san Tommaso d’Aquino un giorno infilò la testa dentro il tabernacolo pregando: “Che tu voglia o che tu non voglia, questa grazia me la devi fare!”.
Queste sono le preghiere che piacciono al Signore.
Bisogna imparare a pregare così.
Davanti alla potenza del male noi rispondiamo con la potenza della nostra fiducia.
Se la preghiera invece altro non è che una pia occupazione, Dio non la prende sul serio.
In una diocesi della Toscana, durante la seconda guerra mondiale accadde un giorno che il Vescovo insieme ai suoi canonici stesse pregando le Lodi della Liturgia mattutina, nella cattedrale. A un certo punto sentirono il rombo di un aereo e capirono che stavano arrivando per bombardare, allora il Vescovo tutto allarmato disse: “Qui bisogna cominciare a pregare, ci buttano le bombe!”.
Ma non stavano già pregando? Avrebbero potuto dire: preghiamo con più intensità! Invece chiusero il breviario e incominciarono a supplicare disperati il Signore che li salvasse dal bombardamento. E pensare che stavano leggendo queste parole: “Salvami, Signore, dal malvagio”, “Signore accorri presto in mio aiuto”, “Signore, in te ho fiducia”.
Se la preghiera scorre e non ci dice nulla, evidentemente non dice nulla nemmeno a Dio. Se non interessa a noi, perché deve interessare a Dio?
Quando Pietro stava affondando nell’acqua, disse: “Signore, salvami!”; ecco il grido. Fino a quel momento aveva fatto dei bei discorsi, ora due parole soltanto escono dalla sua bocca: “Signore, salvami!”. Il Signore non vuole il nostro eroismo, ma il nostro desiderio di Lui.
Quando divento umile, lo sguardo di Dio si posa su di me e, anche se sono il più grande peccatore, trovandomi in questa prostrazione assoluta Dio mi perdona.


Not only Psalms, but also the Gospel is full of cries: of cripples, blind and mute persons (alas, these do not cry, they make gestures).
When the blind man goes to the Lord and Jesus asks him: “What do you want me to do for you?”, he cries: “Let me recover my sight” Logical. What does a blind person want? And the answer is: “Go your way; your faith has made you well”.
The same is true in saints’ lives. There is an anecdote about Saint Thomas Aquinas, who one day put his head in the tabernacle praying: “If you want or not, you must grant me this grace!”
The Lord likes this kind of prayers.
We have to learn to pray in this way.
We answer with our trust’s power to evil’s power.
But if prayer is only a pious exercise, God does not take it seriously.
In a diocese in Tuscany, during the Second World War, a bishop was celebrating Lauds in the cathedral with his canons. Suddenly they heard the rumble of an airplane and understood that they were coming to drop bombs, so the alarmed bishop said: “We need to begin to pray, they are bombing us!”
But were they not already praying? They could say: let us pray more intensively! On the contrary they closed their breviary and began to supplicate desperately God to be saved from the bombardment. And they were reading these words: “Rescue me, Lord, from evildoers”, “O Lord make haste to help us”, “Lord, I trust in you”.
If the prayer flows and says nothing, of course it says nothing also to God. If it is not interesting for us, why must it be interesting for God?
When Peter was sinking in the water, he said: “Lord, save me!”; that is the cry. Until that moment he spoke wonderful words, and now only three words come out from his mouth: “Lord, save me!”. The Lord does not want our heroism, but our wish of Him.
When I become humble, the look of God is upon me, and even if I am the greatest sinner, finding me in this absolute prostration God forgives me.

(Translation by Marina Madeddu)