Public Mobbing / Mobbing pubblico (eng-ita) – Prof. Brian Martin

arton12762Bullying occurs in schools, workplaces and now in full view on the Internet. Should you join in?
In schools around the world, students are insulted, intimidated and assaulted by other students. The same sort of behaviour occurs in workplaces. Swedish psychologist Heinz Leymann was a pioneer in identifying methods used to undermine and humiliate workers. When a single person is responsible, this can be called bullying or harassment. When a group attacks, it is called mobbing. Supervisors and managers are most commonly responsible for bullying subordinates, but sometimes a group joins together to mob a colleague or even a boss.
The consequences of mobbing can be horrific. Post traumatic stress disorder is common, and many targets end up leaving their jobs. Although anti-bullying policies and laws have been introduced in many places, often they do not work, especially when top bosses engage in bullying and set an example for other managers.
With the advent of the Internet, a new sort of mobbing has emerged: mobbing in public using social media. A good example is what happened to Justine Sacco. Just before leaving on a long flight, she tweeted a poor joke. When she landed, she discovered that she had been subjected to a Twitterstorm, an onslaught of hostile tweets. She lost her job and took months to recover.
In any sort of mobbing – in schoolyards, workplaces or on the Internet – bystanders play a crucial role. If they do nothing or even join in the attack, mobbing is enabled or encouraged. When bystanders intervene and show their displeasure, mobbing can be stopped.
A traditional form of public mobbing has been via the mass media. Newspapers and television channels sometimes run campaigns to castigate individuals or groups, including politicians, alleged criminals, refugees or groups labelled as terrorists. The rise of social media means anyone can join in, and do so anonymously, thereby eliminating any accountability.
What will you do? Join the mob, or help defend against mobbing?


Il bullismo é presente nelle scuole, nei luoghi di lavoro e adesso anche in internet. Lo pratichereste anche voi?

In tutte le scuole del mondo gli studenti vengono insultati, intimiditi e aggrediti da altri studenti. Lo stesso tipo di comportamento é presente nei luoghi di lavoro. Lo psicologo svedese Heinz Leymann é stato un pioniere nell’identificare i metodi usati per minare e umiliare i lavoratori. Quando una singola persona ne è responsabile, si chiama bullismo o molestia. Quando un gruppo attacca, si chiama mobbing. Supervisori e manager sono i primi responsabili del bullismo nei confronti dei subalterni, ma talvolta si costituisce un gruppo che perseguita un collega o addirittura un capo.

Le conseguenze del mobbing sono tremende. E’ comune lo stress post traumatico e molte vittime finiscono per lasciare il lavoro. Sebbene siano state introdotte politiche e leggi anti bullismo in molti luoghi, spesso non funzionano, specialmente quando i grandi capi lo praticano e danno un esempio agli altri manager.

Con l’avvento di internet é emerso un nuovo tipo di mobbing: un mobbing pubblico sui social media. Un buon esempio é ciò che é accaduto a Justine Sacco. Poco prima di prendere un volo piuttosto lungo, ha scritto su Twitter una frasetta scherzosa. Quando é atterrata ha scoperto che era stata vittima di un Twitterstorm, un attacco violento con una serie tweet ostili. Ha perso il suo lavoro e ci ha messo dei mesi per riprendersi.

In ogni tipo di mobbing – nelle scuole, luoghi di lavoro o internet – gli astanti hanno un ruolo cruciale. Se non fanno nulla o addirittura prendono parte all’attacco, il mobbing viene attivato e incoraggiato. Quando intervengono e mostrano il loro disappunto, il mobbing può essere fermato.

Una forma tradizionale di mobbing pubblico avviene attraverso i mass media. A volte giornali e tv intraprendono campagne per punire individui o gruppi, compresi politici, presunti criminali, rifugiati o gruppi etichettati come terroristi. L’incremento dei social media rende possibile a chiunque di unirsi a tutto questo, e facendolo in forma anonima si elimina ogni responsabilità.

Voi che farete? Praticherete il mobbing o aiuterete a combatterlo?

 (Traduzione di Marina Madeddu)