Trasparenza (ita) – M° Aurelio Porfiri

Io penso che tener quasi segreto quello che si svolge durante le discussioni del Sinodo sia un fatto negativo. Si parla tanto del “popolo di Dio”, ma quando si tratta di discussioni che lo riguardano nella vita più intima non gli si permette nemmeno di capire come la discussione evolve e procede. Molti hanno fatto notare questo fatto e io non posso che essere d’accordo. In un mondo dove siamo bombardati di informazione facile, tenere le cose nascoste per timore di cattive interpretazioni si può rivelare un boomerang mediatico. Se la Chiesa è popolo di Dio, tutti dovremmo avere la possibilità di capire come una discussione che riguarda le vite di tanti si va dipanando, inclusi i giornalisti che, non dimentichiamolo, vengono comunque poi usati quando si vuole dare risalto a qualche evento ecclesiale. Insomma, si deve accettare che se uno entra nel mondo mediatico, come la Chiesa è certamente entrata, non può poi fare lo schizzinoso.

Come si possono accettare decisioni così importanti che sembrano prese in un clima di segretezza e reclusione? Si potrebbe dire che tanto alla fine conterà il documento che verrà promulgato dal Papa, ma in questo modo anche Papa Francesco, che intenderebbe avere una Chiesa a partecipazione più ampia, sembra fornire l’immagine di un maggiore accentramento nelle sue mani di quello che c’era, per esempio, al tempo di Benedetto XVI. Papa Benedetto XVI ha certamente avuto coraggio nel rassegnare le dimissioni quando si è accorto che non riusciva più a controllare una situazione che gli era sfuggita di mano; ma dalle prime dichiarazioni di Papa Francesco ci si aspettava un maggior coinvolgimento del “popolo di Dio” (99% fatto da laici) nella vita della Chiesa. Nessuno contesta l’autorità della gerarchia, ma credo che ci si possa aspettare che tutti possano avere un’idea di come una discussione così importante si va evolvendo e non dover fare senso di temi così cruciali dal chiacchierio e dal gossip che fuoriesce dalle aule vaticane.