Tre propositi per Papa Francesco (ita) – M° Aurelio Porfiri

Il Papa è appena ritornato dal suo viaggio in Messico e alcune dichiarazioni che egli ha reso sull’aereo e alcuni suoi gesti mi permettono di suggerire tre propositi che potrebbero essere utili per la riflessione e per la considerazione in vista delle sempre maggiori difficoltà che l’evoluzione del mondo moderno comporta.

1) Penso che sia per tutti bello che il Papa decida di essere approcciabile da coloro che soffrono e che sono deboli. Tutti i Papi hanno cercato questo contatto con bambini, malati, anziani e via dicendo. Io credo questa capacità di essere approcciato il Pontefice deve, nel limite del possibile, estenderla un poco a tutti, cercando di ascoltare persone che non necessariamente passano attraverso i filtri che si creano attorno al Pontefice, quelli creati dalla “corte”. Stranamente, per il Papa in questo momento io penso sia più importante ascoltare che parlare o apparire. Talvolta nel passato, i Papi sono stati influenzati dai cortigiani che hanno tentato in questo modo di mantenere il sistema in cui loro prosperavano, quindi alla fine facendo i loro interessi più che quelli della Chiesa. Io non credo il Papa deve continuamente apparire o dire sempre qualcosa su tutto, ma credo debba avere questa capacità di ascolto di tutto il corpo della Chiesa, non solamente di quello che filtra dalla Curia. Facendo questo, credo che il suo sforzo pastorale ci guadagnerebbe enormemente.

2) Non si può dire che il Papa fa politica in un senso stretto, come intervento concreto in situazioni politiche particolari. Ma dire che il Papa non abbia un peso politico è ovviamente fuori della realtà. Ogni cosa che il Papa dice ha ripercussioni politiche, quando tratta di temi etici questi sono temi che anche la politica tocca per la sua natura. Nessuno pensa che la Chiesa italiana, ad esempio, non faccia politica, anche se a suo modo e attraverso persone di sua fiducia. Io credo il rapporto tra Chiesa e politica vada rimodulato in un senso più realistico e meno ipocrita.

3) Io credo il Papa dovrebbe saper trovare una sintesi tra la grandezza della Tradizione della Chiesa e le esigenze del futuro. Non dico neanche del presente, perché il presente passa così velocemente. Io credo che il Papa deve essere in grado di usare il grande lascito teologico, liturgico, artistico, pastorale che proviene dal passato (un passato che non comincia dal Concilio Vaticano II) e saperlo rielaborare in una sintesi che possa rilanciare la Chiesa Cattolica nel XXI secolo. Io non vedo questo esser stato fatto, anzi vedo una Chiesa che si spacca fra chi ha paura del futuro e chi ha paura del passato.