Un tempo senza tempo / A Time without Time (ita-eng) – Dr. Diego Fusaro

pier-lentezza-lumaca-ok-lum_3041Viviamo nell’epoca della fretta, un “tempo senza tempo” in cui tutto corre scompostamente, impedendoci non soltanto di vivere pienamente gli istanti presenti, ma anche di riflettere serenamente su quanto accade intorno a noi. Di qui il paradosso di una filosofia della fretta, nel tentativo di far convergere la “pazienza del concetto” e i ritmi elettrizzanti del mondo. L’endiadi di essere e tempo a cui Martin Heidegger aveva consacrato il suo capolavoro del ’27 sembra oggi riconfigurarsi nell’inquietante forma di un perenne essere senza tempo. Figlio legittimo dell’accelerazione della storia inaugurata dalla Rivoluzione industriale e da quella francese, il fenomeno della fretta fu promosso, sul piano teorico, dalla passione illuministica per il futuro come luogo di realizzazione di progetti di emancipazione e di perfezionamento. La nostra epoca “postmoderna”, che pure ha smesso di credere nell’avvenire, non ha per questo cessato di affrettarsi, dando vita a una versione del tutto autoreferenziale della fretta: una versione nichilistica, perché svuotata dai progetti di emancipazione universale e dalle promesse di colonizzazione del futuro. Nella cornice dell’eternizzazione dell’oggi resa possibile dalla glaciale desertificazione dell’avvenire determinata dal capitalismo globale, il motto dell’uomo contemporaneo – mi affretto, dunque sono – sembra accompagnarsi a una assoluta mancanza di consapevolezza dei fini e delle destinazioni verso cui accelerare il processo di trascendimento del presente.


We live in the era of haste, a “time without time” in which everything runs in an agitated way, preventing us not only from living completely the present moments, but also to from thinking serenely about what is happening around us. Here we have the paradox of the philosophy of haste, in the attempt to let converge the “patience of the concept” and the electrifying rhythms of the world. The hendiadys of being and time, to which Martin Heidegger consecrated his masterpiece in 1927, seem today to re-configure in the disquieting form of an everlasting being without time. As a legitimate son of the historically acceleration which began in the industrial and French Revolution, the phenomenon of the haste was promoted, on a theoretical level, by the enlightened passion for the future as the place of realization of emancipation and perfection projects. Our “post-modern” time, which also stopped to believe in the future, did not stop to rush because of this, starting a completely self-referential version of the haste: a nihilistic version, because it is empty of universal emancipation projects and of promises of the future’s colonization. In the context of the everlasting today possible through the glacial desertification of the future determined by the global capitalism, the motto of contemporary man – I am in a hurry, therefore I am – seems to run together with and absolute lack of awareness of the goals and destinations towards which to hasten the transcendent process of the present.

(Translation by Marina Madeddu)